Nazionalisti indù contro il Vaticano

L'accusa di istigare la Chiesa indiana contro il governo

 

  
 
 
 
 
 
Le Chiese indiane “cospirano con il Vaticano per destabilizzare l’attuale governo eletto” del Bjp (Bharatiya Janata Party) di Narendra Modi. È la pesante accusa lanciata da Surendra Jain, segretario generale congiunto del Vhp (Vishwa Hindu Parishad, gruppo ultranazionalista indù). La sua reazione arriva in risposta alla lettera pastorale dell’arcivescovo di Goa e Daman, mons. Filipe Neri Ferrao, che ha affermato che la Costituzione indiana è in pericolo e le minoranze vivono nell’insicurezza.
 
Jain ribatte duro: “Il Vaticano non solo denigra gli indù in tutto il mondo, ma anche l’India in quanto nazione. Le Chiese indiane sono dei burattini nelle sue mani”. Ad AsiaNews p. Joaquim Loiola Pereira, segretario dell’arcivescovo, sottolinea che il documento pastorale dell’arcivescovo Ferrao delinea il futuro operato della diocesi per il periodo 2018-2019 e “parla della risposta cristiana a come alleviare la povertà”.
 
Invece sui giornali indiani il paragrafo che ha avuto più risonanza è quello in cui l’arcivescovo afferma che “la nostra Costituzione è in pericolo”, “i diritti umani sono sotto attacco e la democrazia sembra a rischio”. Secondo il segretario, “le accuse sono infondate e forzate. Una o due frasi sulla situazione all’interno del Paese sono state estrapolate dal contesto e gonfiate nelle proporzioni, in modo da far sembrare che la lettera sia stata scritta per destabilizzare l’attuale governo”.
 
Ad infuocare il dibattito è stato il paragone con un altro recente documento pastorale che ha suscitato ampie polemiche. Si tratta della lettera di mons. Anil JT Couto, arcivescovo di Delhi, che invita a digiunare e pregare per le elezioni generali del prossimo anno. Egli è stato contestato per il riferimento al “turbolento clima politico” in India, contenuto nella lettera.
 
In seguito alla diffusione dell’iniziativa pastorale di Goa, mons. Ferrao e tutta la diocesi sono stati investiti da aspre critiche da parte di esponenti di governo e simpatizzanti nazionalisti. A queste si aggiungono i feroci commenti del segretario del Vhp, che due giorni fa ha dichiarato: “Ora è chiaro che le Chiese in India sono colluse con il Vaticano e tentano di creare un’atmosfera di sfiducia contro l’attuale governo”.
 
Poi a sua volta accusa: “Al contrario, è la Costituzione indiana ad essere in pericolo a causa di questi attacchi politici da parte della Chiesa e della sua agenda di conversioni forzate”. E ancora: “La stessa Chiesa è rimasta muta spettatrice quando è stato imposto lo stato d’emergenza nel Paese, o gli indù del Kashmir sono stati assassinati con brutalità nella valle e i sikh massacrati negli scontri del 1984. Per la Chiesa, questi eventi non mettevano in pericolo la Costituzione”.
 
A proposito di queste accuse, p. Loiola sostiene che “in India esistono alcuni elementi fondamentalisti, che non rappresentano la maggioranza della popolazione, che addebitano alla Chiesa crimini che essa non ha mai commesso. Il riferimento ad una presunta ‘cospirazione’ della Chiesa indiana con il Vaticano appare il prodotto di menti maliziose e fertili, pronte a spingersi oltre ogni limite per attaccare una minuscola e inoffensiva minoranza che rappresenta meno del 3% della popolazione indiana”.
 
Tra le varie affermazioni del nazionalista indù Jain, vi è quella secondo cui la lettera pastorale “non è il punto di vista di tutta la Chiesa, ma una cospirazione per installare governi che possano essere alle dipendenze del Vaticano”. “Perché la Chiesa si comporta in questo modo – domanda – solo quando il governo è guidato dal Bjp? Queste persone hanno iniziato una campagna maliziosa su attacchi contro le chiese quando Modi ha assunto il potere come primo ministro”.
 
Da parte sua, p. Loiola ribadisce che “non sono altro che una campagna d’odio che i fondamentalisti gonfiano alla minima provocazione”. “La Chiesa cattolica – conclude – nonostante i suoi numeri microscopici, contribuisce in misura enorme alla costruzione della nazione, soprattutto attraverso scuole qualificate, istituti sociali e strutture sanitarie. Potrebbe essere questa la ragione degli attacchi?”.
 
 
(articolo tratto da www.asianews.it)
  



 

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