Banche in via di sviluppo

In crescita gli istituti di credito africani

 

  
 
 
 
 
 
«Il settore bancario africano è tra i più fiorenti del mondo, secondo solo a quello dell’America Latina, anche grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici innovativi, che nel retail bancking hanno favorito la diffusione di nuovi modelli di business, in grado di rispondere alla sfida di scarsi livelli di penetrazione bancaria, forte utilizzo di contanti, rischio di credito elevato, scarsa copertura di sportelli di credito e limitata disponibilità di reti ATM».
 
È questo quanto emerge dal nuovo studio, elaborato dalla società di consulenza newyorkese McKinsey&Co, dal titolo “Roaring to life: growth and innovation in african retail banking”, che basa la sua analisi sui dati delle performance di 35 delle principali banche africane e su interviste a dirigenti e clienti degli istituti di credito.
 
Le stime contenute nel rapporto, rilevano che il numero dei depositi bancari nel continente è aumentato dai 170 milioni del 2012 ai quasi 300 milioni dello scorso anno, che secondo le previsioni dovrebbero salire a 450 milioni nell’arco del prossimo quinquennio. Nello stesso periodo, il volume d’affari annuo delle banche africane salirà dai circa 86 miliardi di dollari attuali a 129 miliardi, 53 dei quali saranno ricavati dal settore bancario per i servizi al dettaglio, che crescerà di 18 miliardi di dollari rispetto ai 35 dello scorso anno.
 
La relazione rileva inoltre che nel 2017 le banche in Africa hanno registrato un R.O.E. di quasi il 15%, pari a oltre il doppio del 6% degli istituti di credito dei mercati sviluppati. Per di più, si prevede che nei prossimi cinque anni il settore bancario africano registrerà un tasso di crescita annuale equivalente all’8,5%, più alto di circa il 4% rispetto a quello delle banche dei paesi avanzati.
 
In maniera forse troppo ottimistica, gli autori del rapporto affermano che il continente è nel mezzo di un’accelerazione storica che sta sollevando milioni di persone dalla povertà, creando una classe emergente di consumatori e favorendo una rapida crescita in molte economie locali, sottolineando che il settore bancario riflette questo risultato.
 
Il buon risultato degli istituti finanziari africani è in gran parte riconducibile all’innovativa maniera in cui stanno rispondendo ai crescenti bisogni dei consumatori africani. Il report cita l’esempio della Banca commerciale africana del Kenya (CBA), uno degli istituti che negli ultimi anni ha registrato le migliori performance del paese.
 
Nel novembre 2012, la CBA ha attivato una partnership con Safaricom, il maggiore gestore di telefonia mobile nel paese, per la creazione di M-Shwari, un servizio telefonico a basso costo per piccoli prestiti e pagamenti (con una media di circa 30 dollari), che in soli quattro mesi raggiunse i 2,3 milioni di abbonati. E grazie a questo servizio innovativo, negli ultimi cinque anni la CBA ha ampliato il proprio portafoglio clienti da tre a diciassette milioni.
 
Lo scorso anno invece, la Nigeria ha lanciato Wema, la prima banca completamente digitale del paese, che rivolge la sua offerta prevalentemente ai clienti più giovani, ai quali offre la possibilità di gestire le proprie risorse finanziarie attraverso lo smartphone. Un’operazione condotta sulla base della consapevolezza che il mercato giovanile è un segmento poco servito nella più grande economia africana, dove oltre la metà della popolazione ha meno di trent’anni.
 
Tuttavia, è importante considerare le numerose criticità delle banche africane, che devono esercitare il proprio operato in un continente di 54 paesi con forti differenze di dimensioni territoriali, infrastrutture, coesione sociale, penetrazione digitale e altre numerose variabili. Senza contare che circa l’85% della popolazione africana guadagna meno di 5 mila dollari all’anno e la crescita economica non è equamente distribuita, né geograficamente né tra fasce di reddito.
 
Lo dimostra il fatto che cinque paesi (Sudafrica, Nigeria, Egitto, Angola e Marocco) da soli rappresentano il 68% delle entrate totali delle banche africane. Mentre quasi il 60% dei circa 18 miliardi di dollari di crescita totale dei ricavi al dettaglio attesi nei prossimi cinque anni, sarà concentrata in Sudafrica, Egitto, Nigeria, Marocco e Ghana.
 
Inoltre, la produttività del settore bancario africano è anche penalizzata dagli alti costi del personale e da laboriosi sistemi operativi, dominati ancora dalla carta. Anche il rischio di credito rimane preoccupante, con le sofferenze che rappresentano oltre il 5% dei portafogli delle banche africane.
 
E la disinvolta concessione del credito, unita a un riconoscimento di interessi a doppia cifra ai clienti più facoltosi, dal 1984 a oggi, ha provocato il fallimento o la messa in liquidazione di più di venti banche in Kenya. Tra queste, anche alcuni colossi come la Trade Bank, la Trust Bank, la Billion Bank e l’Imperial Bank.
 
Tuttavia, la relazione conclude che il settore bancario africano rappresenta ancora una grande opportunità, costituita dai circa due terzi degli africani che ancora non usufruiscono dei servizi di una banca. McKinsey&Co ritiene che entro il 2022, quasi la metà degli africani, quantificati in circa 450 milioni di persone, utilizzeranno i servizi bancari. E da tutto ciò, appare evidente che nel bene e nel male l’Africa è troppo grande per essere ignorata.
 
 
Marco Cochi
 
(articolo tratto da www.nigrizia.it)
  



 

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