Il senso del lavoro si identifica con il lavoro degno

Conclusioni della 48a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

 

 
 
 
 
In questa Settimana Sociale abbiamo fatto davvero una esperienza di lavoro comune: dalla preghiera, alla meditazione sapienziale sul valore del lavoro nella Bibbia, dall’ascolto dei drammi e delle criticità nel mondo del lavoro alle buone pratiche, dal dialogo critico tra di noi e con le istituzioni, alle proposte per il parlamento ed il governo dell’Italia e dell’Europa. Abbiamo fatto un lavoro sinodale che è cominciato ben prima di queste giornate. Le delegate e i delegati laici, i vescovi, religiosi e religiose sono stati i protagonisti di questi giorni. Vi ringraziamo di cuore.

Come anche ringraziamo i preziosi contributi dei membri del Comitato scientifico ed organizzatore, delle persone della cultura, della politica, delle associazioni e dei movimenti cattolici presenti, del mondo del sindacato e dell’impresa. Un ringraziamento speciale per la presenza del Cardinale Bassetti, nostro presidente della CEI, del nostro Segretario Generale Mons. Nunzio Galantino.
 
Siamo grati ai ministri, al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che è stato colpito dallo spirito e dall’intenzione di questa Settimana Sociale, ha ascoltato le nostre proposte e ed ha offerto un quadro complessivo della questione lavoro. Un vivo ringraziamento al Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, che è stato presente in maniera qualificata al nostro incontro. Continueremo a coltivare questo rapporto con le istituzioni sensibilizzandole nell’unico interesse per il bene comune.
 
L’aspetto centrale del nostro convenire è stato il senso del lavoro che si identifica con il lavoro degno. Nel suo messaggio il Santo Padre ci ha detto. “La dignità del lavoro è la condizione per creare lavoro buono: bisogna perciò difenderla e promuoverla”. Sono state sempre presenti dinanzi ai nostri occhi i volti delle persone, di chi non ha lavoro, di chi non lo ha più, di chi rischia di perderlo, di chi ha un lavoro precario o non degno perché incapace di sostenere il costo della vita e della famiglia.
 
Parlando di volti, la testimonianza di Stefano Arcuri marito della bracciante Paola Clemente, morta mentre lavorava nei campi, ci ha tenuti con fiato sospeso ed ha mostrato la ferita che ci lacera il cuore quando il lavoro non è per la vita, ma per la morte. Per lei e per tutte le vittime del lavoro la nostra preghiera e il silenzioso omaggio di questa assemblea. È riecheggiata costantemente la Dottrina Sociale della Chiesa dalla Rerum Novarum alla Laudato Si’ che ha messo in risalto esplicitamente nella Laborem Excercens “il fatto che il lavoro umano è una chiave, e probabilmente la chiave essenziale di tutta la questione sociale” (LE 3).

Il lavoro infatti risponde al bisogno della persona, alle sue esigenze fondamentali che sono di pane, di realizzazione, di significato, di giustizia, di felicità, di infinito. Per questo obiettivo vale la pena il sudore quotidiano, la fatica e il sacrificio, ma anche il giusto riposo perché il lavoro non si trasformi in idolo. Ci è stato detto che “senza il riposo ogni lavoro è schiavitù”; ed ancora che il frutto del lavoro può essere goduto solo se lasciamo uno spazio libero di non lavoro e di festa, e questo abbiamo il diritto dovere di farlo particolarmente nel giorno del Signore.
 
Nel lavoro fatto con un senso, e quindi ben fatto, si costruisce la persona, la famiglia, la società portando avanti l’opera creatrice di Dio. Le dita del Michelangelo ce lo hanno costantemente ricordato. Tutto ciò non è un riferimento romantico, ma ci spinge a rispondere alla gravità della situazione in cui viviamo oggi. Così abbiamo preso in considerazione le più evidenti criticità e tra loro innanzitutto quella che riguarda il rapporto giovani e lavoro e quindi la distanza tra sistema educativo e mondo del lavoro, il lavoro delle donne, il lavoro e la cura della casa comune, il lavoro malsano, pericoloso e le altre criticità del lavoro.
 
Ce lo hanno fortemente e artisticamente documentato la mostra e il docufilm. I nostri esperti ci hanno indicato le cause della disoccupazione e delle varie criticità identificando alcuni mali sociali. Innanzitutto investimenti senza progettualità; finanza senza responsabilità; tenore di vita senza sobrietà; efficienza tecnica senza coscienza; politica senza società; rendite senza ridistribuzione; richiesta di risultati senza sacrifici.
 
Tutto ciò comporta una vera “conversione culturale” legata alla riscoperta del senso del lavoro come lo ha vissuto nelle sue forme migliori il cattolicesimo democratico e popolare in dialogo con le altre visioni della vita presenti nel Paese. Ciò accade mediante la valorizzazione dei legami sociali e spirituali in un nuovo rapporto tra imprenditore e lavoratore quando, come ha detto il Papa a Genova, “l’imprenditore non deve confondersi con lo speculatore” e quindi riscoprendo un nuovo ruolo decisivo dell’impresa.
 
È sempre più importante mettere insieme economia e società, le persone con le loro aspirazioni legittime e la visione alta della politica In tal senso non immaginiamo un impossibile futuro, ma proprio in questi giorni abbiamo verificato come fattore decisivo l’esistenza di “buone pratiche” sparse per tutta l’Italia. Questa prospettiva genera una presenza originale fonte di nuove forme di vita per la persona, la famiglia e la società. Genera creatività per mezzo di imprese virtuose che non hanno come fine ultimo il puro profitto economico fine a se stesso, ma semmai fonte positiva di ricchezza condivisa ed inclusiva per tutti in particolare gli scartati.

Qui a Cagliari abbiamo dato spazio e visibilità sia nella mostra come nel docufilm, nei tavoli di lavoro e negli incontri personali a molte delle oltre 400 buone pratiche raccolte nei mesi scorsi nel progetto Cercatori di lavOro. Si è vista l’opera di imprenditori, di piccole, medie e grandi aziende, di cooperative, di iniziative sorte nel sindacato e anche in amministrazioni, tutta una preziosa “retinopera” che già si muove in modo da favorire l’occupazione, particolarmente quella giovanile,con sostenibilità sia sociale che ambientale.

Le Settimane Sociali di Cagliari hanno segnato una vera novità di metodo. che è persino più importante delle singole buone pratiche identificate e delle proposte per l’Italia e per l’Europa. Il metodo è stato vissuto a vari livelli dal cammino preparatorio fatto dal Comitato promotore della Settimana, ai lavori fatti in molte Diocesi, al progetto Policoro e particolarmente dai Cercatori di LavOro che, in questo caso è consistito nel mettersi in cammino per incontrare sui territori i 10, 100, 400 innovatori che hanno creato o favorito la creazione di buon lavoro (imprese, istituzioni formative, amministrazioni).
 
Ne è uscita una fotografia del paese dove a trainare sono la manifattura di qualità che rilocalizza in Italia e cerca lavoratori qualificati che spesso non trova, il settore socio-assistenziale sempre più importante con i servizi alla persona, l’economia che valorizza il genius loci dei nostri territori, enogastronomia, arte, storia e cultura. Nell’appuntamento di Cagliari i 100 tavoli hanno lavorato per estrarre da queste buone pratiche suggerimenti
per risolvere la piaga della mancanza di lavoro, di un lavoro degno nel nostro paese.
 
Cagliari è solo una tappa intermedia tra il percorso preparatorio che ha portato alla raccolta delle buone pratiche e il percorso futuro. Nel quale questa rivoluzione di metodo può diventare un processo permanente in grado di informare, disseminare, innovare e valutare favorendo nascita e riproducibilità sul territorio.
 
Un altro ambito vitale per il superamento della disoccupazione giovanile è costituito dal superamento della distanza tra istituzioni formative e mondo del lavoro con l’esigenza, prima fra tutte di trovare un percorso adeguato all’alternanza scuola-lavoro. È urgente investire su una formazione più efficace e più breve per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e prevedere una formazione continua per chi già lavora in modo da gestire adeguatamente un lavoro 4.0. Ci sono poi due orizzonti che vogliamo privilegiare come indicazione del percorso del dopo Cagliari: il Mezzogiorno col Mediterraneo e l’Europa.

Tale rivoluzione di metodo è possibile se decliniamo adeguatamente i termini di una “conversione culturale” che risponde alle esigenze di un cambiamento d’epoca come ci dice papa Francesco. Ci ha detto Mauro Magatti che “Per il nostro Paese, cogliere le opportunità di questa nuova fase storica è una meta impegnativa ma ineludibile. Una via stretta che comincia con il mettere in agenda 3 tematiche”. Si discute tanto di formazione e competenze. Ma su una cosa almeno possiamo essere d’accordo: occorre superare le false dicotomie che separano invece di tener insieme.
 
La persona intera è fatta di più dimensioni (cognitiva, emotiva, manuale, sociale) che vanno stimolate e curate, avendo cura di attivare sia il sapere teorico che quello pratico. In una prospettiva di sviluppo sostenibile, l’inclusione è un principio economico. Secondariamente, rimettere al centro il lavoro significa creare un ambiente favorevole a chi lo crea e a chi lo esercita. Un obiettivo che in Italia appare ancora molto lontano. Infine, solo il lavoro che riconosce la dignità del lavoratore e lo ingaggia nella produzione di un valore non solo economico rende sostenibile la competitività e permette di fronteggiare la sfida della digitalizzazione.
 
Per questo oggi, per fare la quantitàà di lavoro occorre puntare sulla sua qualità: passare da un’economia della sussistenza - come fabbricazione e sfruttamento - ad un’economia dell’esistenza - produttrice, cioè, di saper-vivere e di saper-fare è la via per salvare e insieme Umanizzare il lavoro. La proposta della 48esima edizione delle Settimane Sociali dei Cattolici italiani è che proprio la nuova centralità del lavoro segni la via che dobbiamo percorrere, diventando il cardine di una inedita alleanza intergenerazionale capace di salvare i nostri figli dalla stagnazione e gli anziani da una progressiva perdita di protezione.

Questa è la linea auspicata dal Presidente della CEI, il cardinale Bassetti, quando ha parlato di “un nuovo patto sociale per il lavoro. Un patto sociale che oltre alla salvaguardia della dignità umana sappia, al tempo stesso, creare occupazione e sviluppare veramente l’Italia con un progetto per il Paese e non solo con misure emergenziali”. E proprio guardando il Paese nel suo insieme appare urgente sviluppare una strategia specifica per il Mezzogiorno, per i giovani, e, guardando specificamente varie realtà dell’Italia, non solo Taranto, la difesa dell’ambiente, della nostra casa comune.

Giungiamo così alle proposte al Parlamento e al Governo nate da una ampia e corale partecipazione che si è sviluppata questi giorni sino a questa mattina.
 
• Per ridurre la disoccupazione giovanile non bastano gli incentivi all’assunzione, ma è necessario rafforzare i corsi di istruzione e formazione professionale aumentando i finanziamenti dello stato, portando a regime la sperimentazione del sistema duale tra aziende e centri di formazione professionale, sviluppando il livello terziario non accademico attraverso i sistemi ITS (Istituti tecnici superiori e scuole per le tecnologia applicate).
• Sostenere le Piccole e Medie Imprese (PMI) attraverso i piani individuali di risparmio (PRI).
• Migliorare ulteriormente le regole degli appalti per accelerare il passaggio dalla prassi del massimo ribasso a quella della massima dignità.
• Avviare un percorso di rimodulazione delle aliquote IVA per premiare le filiere sostenibili e così combattere (il dumping) concorrenza sleale in campo sociale ed ambientale
 
Per il Parlamento e le Istituzioni Europee abbiamo presentato al Presidente Tajani tre proposte. a) Armonizzazione fiscale ed eliminazione dei paradisi fiscali interni all’Unione Europea. b) Accrescere gli investimenti infrastrutturali e investimenti produttivi (anche privati) e adeguare il loro trattamento nelle discipline di bilancio. c) Integrazione nello statuto della BCE del parlamento dell’occupazione accanto a quello dell’inflazione come riferimenti per le scelte di politica economica.
 
Da quanto presentato sin ora nella linea di iniziare percorsi per un lavoro degno sviluppando le condizioni che lo rendono possibile si delineano i tratti di una economia che veda la persona al centro, possibile solo in forza di una conversione culturale. Non un’economia di mercato ripiegata sulla massimizzazione del profitto e che finisce quindi per uccidere, ma un’ economia che antepone ad esso un fine di utilità sociale secondo quanto suggerisce la Caritas in Veritate quando parla di “civilizzazione della economia”.

Sul piano della azione sarà, perciò fondamentale istituzionalizzare, rendendolo periodico, attraverso incontri ad hoc, un aggiornamento del progetto Cercatori di LavOro, un rilancio deciso del progetto Policoro, affinché i nostri Uffici e Commissioni di Pastorale sociale aiutino le migliori Buone pratiche ad emergere e ad imporsi come modelli positivi, istituendo processi di democrazia partecipativa e deliberativa che provochino chi ha le redini politiche ed economiche, con proposte concrete, sulla base della Dottrina sociale della Chiesa, coinvolgendo tutti gli uomini di buona volontà.
 
Questo in vista di quella Ecologia integrale tante volte invocata da Papa Francesco nella Laudato si’. Ogni conversione culturale, come verifichiamo nella conversione religiosa, accade in forza di qualcosa che viene prima della economia e della politica. Per essere profetici dinanzi all’attuale modello di sviluppo sociale ed economico è necessario attingere alla fonte della diversità che è l’irruzione dello Spirito. Questo prima non può essere mai ignorato anche nello sviluppo della nostra presenza nella società.
 
Qui è chiamato in causa lo spessore della esperienza vitale delle nostre comunità parrocchiali, degli Istituti religiosi, di associazioni, movimenti, servizi e altre forma di aggregazione laicale. Non possiamo chiedere la novità alla politica se non la viviamo prima noi. Il cuore cristiano delle nostre comunità è chiamato a dare un passo decisivo nell’obbedire allo Spirito che suscita i carismi più diversi, verificati e stimolati dal ministero, in particolare da quello petrino, secondo quanto papa Francesco ci ha offerto dalla Evangelii Gaudium sino al messaggio che ci ha rivolto in questa Settimana.

Prima di ogni azione sociale o politica c’è uno spessore ecclesiale da vivere come luogo in cui la vita è rigenerata nell’appartenenza al mistero di Cristo e della Chiesa. Di qui sorge la responsabilità della comunità cristiana , e in particolare dei fedeli laici in campo sociale e politico come ci sollecita la grande lezione del Vaticano II sino al IV capitolo della Evangelii Gaudium. È profondamente vero che quanto ha detto il cardinale Bassetti che ”La Chiesa non è un’agenzia di collocamento sociale”, ma è anche vero che la vita delle nostre comunità non può limitarsi alla catechesi, liturgia, processioni e benedizioni.
 
È vero che il cammino del dopo Cagliari deve ripartire da una profonda esperienza del kerygma, sino ad un suo sviluppo nella carità e sino alla ripresa sistematica della Dottrina sociale della Chiesa. Così questo patrimonio potrà tradursi anche in una nostra responsabilità sociale e politica. Nell’alta politica come lo ha proposto il Santo Padre nel discorso all’Azione Cattolica e lo ha ripreso nella sua visita a Cesena. Anche il Presidente della CEI, il cardinal Bassetti in vari interventi e nel suo saluto all’inizio di questa Settimana. Tutto ciò ci spinge a compiere dei passi avanti a partire da alcuni punti fermi.

1. I problemi sociali e i drammi della gente non sono per noi una nicchia in cui il potere economico tenta di confinarci lasciando a tutt'altra la logica la struttura portante della società nei suoi elementi culturali, economici e politici. L’asse portante della nostra società non può essere lasciato in mano all'attuale modello di sviluppo, non può vedere assenti o insignificanti i cattolici: dalla fede nasce una passione che è certamente fermento di novità positiva nella società come è accaduto nella preparazione e nella scrittura della nostra costituzione, con la partecipazione diretta delle varie tradizioni culturali presenti nel paese.

2. La rilevanza pubblica dei Cattolici deve quindi svilupparsi sino ad incidere sui problemi vitali delle persone e della società, quali il lavoro, la famiglia, la scuola, la difesa della salute, dell'ambiente e dei migranti. Nell’orizzonte si colloca poi Il problema della povertà nelle sue forme differenti che è una ferita alla dignità umana che va curata e risanata.
 
3. L’opzione della Chiesa per i poveri è un dettato evangelico centrale nella prospettiva che nasce da questa Settimana. I documenti pontifici per la Chiesa universale la riprendono ampiamente. In una fase economica che produce molti scartati questa opzione è la traduzione più urgente ed immediata del principio del bene comune dal quale nessuno può essere escluso.
 
La formulazione più chiara e recente è stata fatta da papa Francesco quando nella Evangelii Gaudium, citando il discorso di Benedetto nell’apertura della Conferenza di Aparecida, ha affermato. “Per la Chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. Tale opzione è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci mediante la sua povertà. Per questo desidero una chiesa povera per i poveri”(EG 198)”.

4. Oltre alla pregevoli attività caritative che intervengono in soccorso dei grandi drammi dei poveri di ogni tipo, siamo chiamati a prevenire con consapevolezza diffusa le cause culturali, sociali ed economiche che fanno nascere questi drammi. Questo, senza evitare opinioni diverse pur legittime nello sviluppo delle risposte ai vari bisogni, ma integrandole in luoghi di confronto, momenti di un processo che aiutino ad attuare i principi evangelici non solo a proclamarli.

In ogni diocesi potrebbe strutturarsi organicamente un gruppo di collegamento tra cattolici impegnati in politica stimolato ed animato dall’iniziativa degli Uffici e delle Commissioni per i problemi sociali, del lavoro giustizia, pace e custodia del creato, riprendendo le proposte di questa Settimana.

5. Ecco perché in tutte le diocesi appare necessario costituire e rinnovare l’impegno per la pastorale sociale intesa come fonte e mezzo di evangelizzazione. Qualora le diocesi non abbiano questi organismi essi vanno costituiti anche grazie all’apporto di laici competenti ed impegnati con grande disponibilità secondo lo spirito del IV capitolo della Evangelii Gaudium.
 
Questo coinvolgimento delle migliori energie positive dei nostri territori, questo muoversi del Popolo come soggetto aiuterà a far nascere nuove leadership che contribuiscano ad una rinnovata politica come presenza laicale nelle attività temporali in fedeltà alla attuazione dei principi costituzionali.

6. Il metodo sinodale è in sé un vero contenuto perché raccorda esperienze diverse orientate a dare risposta ai bisogni della gente e specificamente al bisogno di lavoro. Da questa realtà già esistente in forme variegate, ma connesse fra loro delle modalità di impegno di varie associazioni e movimenti si può sviluppare una unità operativa che nasce dal fermento evangelico.

7. Tale prospettiva lo ripetiamo si allarga coinvolgendo nell’azione persone di buona volontà anche se provengono da esperienze culturali differenti. Qualcosa di simile è accaduto con il contributo dei parlamentari cattolici nella stesura della nostra costituzione repubblicana.
 
8. Abbiamo arato il terreno, abbiamo individuato semi di vita che hanno bisogno di essere sviluppati per germogliare e dar frutto ed essere “lievito sociale”. Aratura semina e coltura che hanno bisogno di un popolo che raccoglie la sfida della realtà e promuove la formazione di uno strumento di coordinamento che possa incidere sulla politica nella prospettiva di una conversione culturale e di una rinnovata presenza dei cattolici nella società come ci è indicato dai ripetuti interventi del Santo Padre e del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Che la passione manifestata durante questi giorni possa continuare con la forza dello Spirito e per il cuore di ciascuno di noi, commosso dinanzi ai profondi bisogni dei nostri fratelli e all’infinito amore del Signore. Grazie e buona continuazione.
 
 
 
Mons. Filippo Santoro
 
(articolo tratto da www.settimanesociali.it)

 



 

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