“Ti siamo mancati?”. È ripresa così, con questa semplice domanda posta dai ragazzi che solitamente frequentano l’oratorio, la mia esperienza come educatore presso la parrocchia. Una domanda semplice ma che ne sottende molte altre, implicite ma altrettanto forti: davvero sei qui per noi? Davvero ti interessi ai nostri problemi e alle nostre esigenze? Veramente ti interessa aiutarci e seguirci?
 
Il senso e il significato di tutte le giornate, trascorse nel cortile o nel salone dell’oratorio con i pre-adolescenti, risiedono proprio in questi semplici sentimenti, in questa duplice volontà di prendersi cura dei più piccoli, in piena ottica cristiana, e di investire nella cura e nell’educazione di coloro che ne hanno più bisogno.
 
I giochi, le attività strutturate, ascoltare la musica e perfino svolgere i compiti scolastici tutti insieme risultano essere azioni possibili e funzionali perché inserite nella bellezza e nella ricchezza di una relazione umana ed educativa consolidata, una relazione che diviene dimensione che sa rispondere ai bisogni e alle attese dei ragazzi e sa concretizzare la spinta amorevole di cura materna che anima la parrocchia, nella realizzazione di ogni progetto.
 
Per quanto difficile, dispendioso e faticoso, l’obiettivo e il sogno di questa esperienza vuole essere proprio questo: accompagnare, con pazienza e costanza, tra gioie e difficoltà, quei ragazzi che sem-brano più difficili, per permettere che tutte le potenzialità, o tutti i talenti, nascosti in loro possano germogliare, prendendo il posto della maleducazione, dell’eccessiva esuberanza e della superficiali-tà.
 
È un progetto, un lavoro, che vuole e deve avere uno sguardo più ampio, proiettato anche sul futuro, per compiere un cammino che, passando da obiettivi semplici, come la costruzione ed il rispetto di alcune regole e delle persone, porti a gettare le fondamenta degli uomini del futuro.
 
Considerata la portata e l’ambizione di tale compito, risulta chiaro come la mia azione da educatore non possa essere sufficiente se isolata: tutte le azioni e le linee intraprese devono collocarsi in un’ottica di corresponsabilità, in cui tutti gli educatori dell’oratorio, come baristi, allenatori e volon-tari, contribuiscono alla costruzione di quelle relazione vera, di quel contesto sano, che permette il raggiungimento degli obiettivi delineati.
 
Questo desiderio di condivisione deve portare a realizzare il sogno che vede la costruzione di una rete educativa forte, integrata e sempre presente, quale stru-mento privilegiato per l’accompagnamento e la cura dei minori, nel tentativo di fornire una risposta viva alle esigenze dei ragazzi, per 365 giorni l’anno e a 360 gradi.
 
Alla luce di quanto già sperimentato fino ad ora, risulta ovvio come le dimensioni di relazionalità, condivisione fraterna ed amore verso il prossimo risultino essere gli ingredienti segreti di una ricetta educativa vincente, risultino essere cioè le basi di un progetto educativo capace di trascendere l’accompagnamento educativo per farsi vera e propria azione pastorale.
 
Un’altra speranza ed aspirazione, insita nel cuore di ogni educatore impegnato in un compito com-plesso come l’accompagnamento dei minori, risulta essere la partnership fattiva e collaborativa con le famiglie del territorio.
 
Ciò che ne consegue è una lettura sociale, funzionale alla costruzione di una realtà in movimento che si migliora sempre e si supera, che fa emergere in maniera chiara e “scomoda” l’importanza della partecipazione e del protagonismo attivo di tutte le famiglie, e di tutti i genitori, nella realizzazione dei progetti educativi e pastorali messi in atto, affinché questi si pos-sano concretizzare e riscuotere il successo auspicato. La corresponsabilità educativa e la testimo-nianza in prima persona risultano essere i pilastri portanti dello sviluppo e del bene dei nostri ragazzi.

 
Giacomo Cameletti
associazione privata di fedeli e cooperativa Curiosarte
 
 
 

 

 
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