Siamo nel decennio che la Chiesa italiana dedica al delicato, ma sempre all’ordine del giorno, tema dell’educazione: si educa sempre nella relazione e si educa sempre nel cambiamento, perché la singola persona cambia nel cammino della vita, perché nella vita si può cambiare quando si incontra una persona che si prende cura di me e si lascia coinvolgere nella mia storia.
 
Appunto, cristiani non si nasce, si diventa, come fin dall’inizio avevano ben intuito i padri della Chiesa, perché incontrando altri cristiani nasce la domanda sul senso della vita. Nel recente convegno della Chiesa italiana di Firenze si è detto, tra le molte affermazioni importanti, che Gesù ha sempre cambiato le persone che ha incontrato, ha saputo porre le domande giuste nel momento giusto, accostandosi ai bisogni concreti di chi incontrava per strada.
 
Iniziamo un percorso sul bellissimo e al tempo stesso delicato compito educativo, soprattutto all’interno della proposta della comunità cristiana, comunemente chiamata oratorio, anche se allo stesso nome corrispondono poi scelte concrete differenti. Lo facciamo con un documento che rimette al centro l’educazione, le sue dinamiche, le condizioni di possibilità.
 
Possiamo anche dire che tale documento ha in sé anche il sogno della nostra chiesa per l’educazione: non è possibile educare se non si intravvede, anche nella peggior situazione umana, una speranza, una presenza che può dare vita. E certamente il sogno per la Chiesa ha un nome: Gesù! Proponiamo di seguito alcuni passaggi significativi del documento dei vescovi italiani (qui il testo integrale »).
 
 
5. Tra i compiti affidati dal Maestro alla Chiesa c’è la cura del bene delle persone, nella prospettiva di un umanesimo integrale e trascendente. Ciò comporta la specifica responsabilità di educare al gusto dell’autentica bellezza della vita, sia nell’orizzonte proprio della fede, che matura nel dono pasquale della vita nuova, sia come prospettiva pedagogica e culturale, aperta alle donne e agli uomini di qualsiasi religione e cultura, ai non credenti, agli agnostici e a quanti cercano Dio. Chi educa è sollecito verso una persona concreta, se ne fa carico con amore e premura costante, perché sboccino, nella libertà, tutte le sue potenzialità.
 
Educare comporta la preoccupazione che siano formate in ciascuno l’intelligenza, la volontà e la capacità di amare, perché ogni individuo abbia il coraggio di decisioni definitive. Riecheggia in queste parole l’insegnamento del Concilio Vaticano II: «Ogni uomo ha il dovere di tener fermo il concetto della persona umana integrale, in cui eccellono i valori della intelligenza, della volontà, della coscienza e della fraternità, che sono fondati tutti in Dio Creatore e sono stati mirabilmente sanati ed elevati in Cristo» (Gaudium et spes 61).
 
Non ignoriamo, certo, le difficoltà che l’educazione si trova oggi a fronteggiare. Fra queste, spicca lo scetticismo riguardo la sua stessa possibilità, sicché i progetti educativi diventano programmi a breve termine, mentre una corrente fredda scuote gli spazi classici della famiglia e della scuola. Noi stessi ne siamo turbati e sentiamo l’esigenza impellente di ribadire il valore dell’educazione proprio a partire da questi suoi luoghi fondamentali.
 
Come pastori della Chiesa il nostro pensiero va pure a tutte le altre resistenze, provocate dal peccato che distoglie e indebolisce la volontà dell’uomo e lo induce ad azioni malvagie. Cogliamo in tutta la loro gravità le parole del Papa, quando avverte che «oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, uomini ‘senza speranza e senza Dio in questo mondo’, come scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2,12). Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita». E prosegue il Papa: «Anima dell’educazione, come dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile».
 
La sua sorgente è Cristo risuscitato da morte. Dalla fede in lui nasce una grande speranza per l’uomo, per la sua vita, per la sua capacità di amare. In questo noi individuiamo il contributo specifico che dalla visione cristiana giunge all’educazione, perché «dall’essere ‘di’ Gesù deriva il profilo di un cristiano capace di offrire speranza, teso a dare un di più di umanità alla storia e pronto a mettere con umiltà se stesso e i propri progetti sotto il giudizio di una verità e di una promessa che supera ogni attesa umana».
 
Mentre, dunque, avvertiamo le difficoltà nel processo di trasmissione dei valori alle giovani generazioni e di formazione permanente degli adulti, conserviamo la speranza, sapendo di essere chiamati a sostenere un compito arduo ed entusiasmante: riconoscere nei segni dei tempi le tracce dell’azione dello Spirito, che apre orizzonti impensati, suggerisce e mette a disposizione strumenti nuovi per rilanciare con coraggio il servizio educativo.
 
Il documento, dai numeri 7 al 14, passa in rassegna alcune caratteristiche della nostra cultura, esercizio indispensabile per pensare ad una educazione concretamente realizzabile.
 
15. In questo quadro si inserisce a pieno titolo la proposta educativa della comunità cristiana, il cui obiettivo fondamentale è promuovere lo sviluppo della persona nella sua totalità, in quanto soggetto in relazione, secondo la grandezza della vocazione dell’uomo e la presenza in lui di un germe divino.
 
«La vera formazione consiste nello sviluppo armonioso di tutte le capacità dell’uomo e della sua vocazione personale, in accordo ai principi fondamentali del Vangelo e in considerazione del suo fine ultimo, nonché del bene della collettività umana di cui l’uomo è membro e nella quale è chiamato a dare il suo apporto con cristiana responsabilità». Così la persona diventa capace di cooperare al bene comune e di vivere quella fraternità universale che corrisponde alla sua vocazione.
 
Per tali ragioni la Chiesa non smette di credere nella persona umana: «il primo contributo che possiamo offrire è quello di testimoniare la nostra fiducia nella vita e nell’uomo, nella sua ragione e nella sua capacità di amare. Essa non è frutto di un ingenuo ottimismo, ma ci proviene da quella ‘speranza affidabile’ (Spe salvi, 1) che ci è donata mediante la fede nella redenzione operata da Gesù Cristo».
 
Impegnandosi nell’educazione, la Chiesa si pone in fecondo rapporto con la cultura e le scienze, suscitando responsabilità e passione e valorizzando tutto ciò che incontra di buono e di vero. La fede, infatti, è radice di pienezza umana, amica della libertà, dell’intelligenza e dell’amore. Caratterizzata dalla fiducia nella ragione, l’educazione cristiana contribuisce alla crescita del corpo sociale e si offre come patrimonio per tutti, finalizzato al perseguimento del bene comune.
 
Le virtù umane e quelle cristiane, infatti, non appartengono ad ambiti separati. Gli atteggiamenti virtuosi della vita crescono insieme, contribuiscono a far maturare la persona e a svilupparne la libertà, determinano la sua capacità di abitare la terra, di lavorare, gioire e amare, ne assecondano l’anelito a raggiungere la somiglianza con il sommo bene, che è Dio Amore.
 
Nei numeri dal 16 al 24, il documento presenta Gesù come maestro, e quindi come colui che ha vissuto uno speciale rapporto con le persone che incontrava; così anche la Chiesa deve assumere le scelte di Gesù per educare la persona. Nei numeri dal 25 al 34 si sottolinea l’educazione come cammino di relazione e fiducia. Nell’intero capitolo 4, nei numeri che vanno dal 35 al 51, si evidenziano i vari ambiti in cui la chiesa educa e come oggi può ancora percorre questo cammino insieme alle persone che incontra. In particolare c’è il numero 42 che si occupa dell’oratorio.
 
42. Un ambito in cui tale approccio ha permesso di compiere passi significativi è quello dei giovani e dei ragazzi. La necessità di rispondere alle loro esigenze porta a superare i confini parrocchiali e ad allacciare alleanze con le altre agenzie educative. Tale dinamica incide anche su quell’espressione, tipica dell’impegno educativo di tante parrocchie, che è l’oratorio.
 
Esso accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni e rende i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative. Adattandosi ai diversi contesti, l’oratorio esprime il volto e la passione educativa della comunità, che impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto volto a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti e il suo linguaggio sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, studio.
 
In un semplice numero è racchiuso il mondo dell’oratorio, in un semplice accenno si parla di alleanze educative, di impegno dei laici nell’educazione cristiana, di adattamento ai diversi contesti, di progetto, di sintesi tra fede e vita, di linguaggi educativi e comunicativi. Un semplice numero, ma che può assumere forme diversissime, tutte lecite, tutte corrispondenti alla parola Oratorio. Da qui parte anche la nostra avventura e il nostro sogno: poter raccontare l’oratorio e poter offrire strumenti per fare oratorio in qualsiasi condizione.

 
Ottavio Pirovano
cooperativa Aquila e Priscilla
 
 
 

 

 
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