L’undici febbraio si celebra la memoria facoltativa della Beata Vergine di Lourdes. Molti di noi sono più o meno a conoscenza di cosa sia accaduto dal febbraio a luglio presso la grotta di Massabielle nel lontano 1858, e che cosa “Aquerò” (“Quella cosa là”) abbia detto a Bernardette Soubirous in occasione di alcune sue apparizioni (la Vergine non parla a Bernardette ogni volta che le appare), compresa l’ormai famosa espressione nel gergo dialettale della giovane veggente: Que soy era Immaculada Councepciou. Io sono l’Immacolata Concezione (25 marzo 1858). Parole di cui Bernardette dirà di non sapere né il significato, né tanto meno l’importanza, lei stessa dirà che per non dimenticarle le aveva praticamente imparate a memoria ripetendole ad alta voce, come infatti confermano le testimonianze in proposito.

Purtroppo quanto “Aquerò, le aveva detto…” invece di portare chiarezza sembra offuscare ancor più l’esatta comprensione degli avvenimenti che andavano via via compiendosi, nemmeno il cappellano di Lourdes Peymarale, membro della commissione incaricata di studiare il fenomeno Lourdes, riuscì a comprendere l’esatta portata di quella affermazione, infatti, dopo aver riflettuto su quanto la giovane veggente le aveva detto, scrive in una lettera, da lui anni dopo distrutta, al Vescovo: «Io non capisco, pare bella la parola ma…». Ma, gli sembravano parole prive di logica, perché nel suo pensare riteneva impossibile che Maria potesse arrivare a definirsi così. Invece l’affermazione riferita da Bernardette, e che era la risposta alla richiesta - insieme a quella di avere delle rose in quel tempo d’inverno - formulata dallo stesso cappellano,tramite la giovane veggente, di conoscere l’identità della Signora bianco vestita, va paragonata a quella di «certe parole bibliche, che sono volutamente superlative per manifestare la grandezza di Dio, e definiscono qualcosa di concreto o una persona con una parola astratta» (A. Tornielli, Lourdes, p. 67). 

Dopo l’apparizione del 25 marzo, nella quale Maria aveva rivelato la sua identità, la cronaca del tempo ricorda ancora solamente due apparizioni quella del 7 aprile e l’ultima del 16 luglio, in entrambe la Vergine santa non proferirà parola. Per cui quanto aveva detto di sé, nell’apparizione del 25 marzo sono le ultime parole pronunciate dalla Vergine a Lourdes, ultime si, ma le più importanti, perché possono considerarsi il vertice del messaggio che Maria ha voluto confidare ai suoi figli. Il 18 gennaio 1862 a quasi quattro anni dalla prima apparizione e dopo poco più di un anno dall’ultima testimonianza (7 dicembre 1860) fornita da Bernardette circa gli eventi del febbraio-luglio del 1858, e nella quale aveva ancora una volta ripetuto per filo e segno quanto era accaduto - senza nulla omettere - presso il Gave, il vescovo firma una sua lettera pastorale nella quale dichiara: «Noi affermiamo che l’Immacolata Maria, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernerdette».

In seguito a questo riconoscimento ufficiale la grotta di Massabielle, luogo princeps delle apparizioni della Vergine – e già meta di numerosi pellegrinaggi -, divenne il luogo per eccellenza al quale i fedeli di tutta la Francia e non, accorrevano per impetrare grazie alla Madre di Dio. Ancora oggi questo luogo è visitato da numerosi pellegrini di tutto il mondo, alcuni probabilmente spinti dalla curiosità, altri dalla devozione alla Madre di Dio, ma tanti perché segnati da malattie, spesso terminali, si recano in questa località dei Pirenei francesi a chiedere grazie. Il legame malattia - guarigione è l’aspetto, come si evince dalla documentazione che oggi si possiede, che fin dalle origini ha contrassegnato l’evento Lourdes,  e che lo ha consegnato alla storia, basti pensare che la Chiesa celebra la giornata del malato proprio l’undici febbraio, giorno della prima apparizione di Lourdes, e memoria liturgica facoltativa che ricorda tale avvenimento. Tuttavia non è corretto ricordare i fatti avvenuti a Lourdes nel lontano 1858 solamente per l’aspetto guarigioni, per cui è giusto chiedersi qual è il messaggio che gli avvenimenti di Lourdes ci hanno consegnato, e come questo sia ancora attuale.

L’insieme dei cinque messaggi rivelati dalla  Signora bianco vestita alla giovane Bernardette è possibile riassumerli in quattro parole: preghiera, penitenza, conversione, Immacolata Concezione. Tuttavia questa quadrilogia di parole non rappresentano totalmente il messaggio delle apparizioni di Lourdes, il quale emerge in tutta la sua completezza solo se si legge tutta l’intera vicenda, compresa quella umana di Bernardette. Infatti, la giovane Soubirous non ha solamente comunicato al mondo le parole ricevute dalla Vergine, ma le ha portate nelle profondità del suo cuore, non come legge, ma come slancio ispiratore, come una sorprendente grazia che aveva ricevuto. Bernardette, dunque, ha semplicemente vissuto, e con semplicità, il messaggio ricevuto, il quale, di conseguenza va oltre le parole della Vergine, ed è possibile riassumere in tre parole chiave: povertà, conversione, preghiera.

Povertà. A Lourdes si è realizzata la beatitudine dei poveri, Bernardette ci dicono le cronache era povera, oggi sarebbe definita indigente. Il cachot sua abitazione, sarebbe più corretto definirlo tugurio, ne è testimonianza, la sua presenza al fiume Gave, per raccogliere oltre alla legna, ossa di animali da poter poi rivendere per aiutare la famiglia ad acquistare un po’ di cibo per poter vivere, lo conferma. Questa situazione di povertà estrema era dovuta allo sviluppo industriale che generava sfruttamento. Ma proprio in questa situazione di degrado che la Vergine si manifesta, e di conseguenza il manifestarsi è un ricordare al mondo l’esistenza dei poveri, del loro valore, ecco spiegata la scelta di Lourdes, e la scelta di Bernardette, la ragazza più povera, appartenente alla famiglia più povera. Una povera ragazza, dalla salute alquanto malferma diventa quindi la plenipotenziaria di Maria per fondare Lourdes. Questo agire di Maria non è nuovo, si pensi alla Vergine di Guadalupe del Messico - la Morenica come amano chiamarla i suoi devoti -, anche qui la Madonna non ha scelto di rivelarsi al vescovo o a qualche notabile spagnolo, ma ha scelto un povero indio: Juan Diego.

Conversione. Bernardette riportando le parole della Vergine nel messaggio del 28 febbraio ripeteva: “Penitenza, penitenza, penitenza”. Ora nel linguaggio corrente penitenza indica mortificazione, privazione, cioè l’aspetto negativo del sottomettersi alla prova, invece dal Vangelo ci insegna a dare alla penitenza una connotazione positiva. Ecco spiegato il motivo per cui nel Nuovo Testamento non ci sia un vocabolo proprio per indicare la penitenza, ma si usi il termine conversione (metanoia) per parlare di penitenza, convertirsi significa cambiare direzione, significa decidersi di lasciare il proprio egoismo  e scegliere di andare verso Dio. Questa scelta comporta un distacco da molte cose, soprattutto dal proprio io, ma questo distacco è fatto per un grande amore. L’amore quando è veramente grande fa passare in secondo piano le eventuali sofferenze che nascono dall’aver scelto di distaccarsi , di rinunciare ad alcune cose. Il santo di Assisi, Francesco ce lo ricorda, al padre che non era d’accordo con lui ha lasciato tutto anche i vestiti, ma se né andato con una grande gioia dentro, una gioia che mai gli è venuta meno, nonostante le molte incomprensioni che ha avuto, e che ha saputo cantare nella preghiera: Perfetta letizia.

 
Preghiera. A Lourdes la preghiera è molto, molto concreta, basti pensare alle invocazioni degli ammalati nelle quali vi è l’eco delle parole del Vangelo, vi è l’eco di una fede che non è solo parola, ma è vita vissuta: “Signore, fa’ che veda, fa’ che cammini, ma che sia fatta la tua volontà e non la mia” (queste sono parole presenti nella preghiera che si recita nella processione del Santissimo Sacramento che si svolge a Lourdes).

È giusto domandare, Gesù stesso ci ha detto di bussare, bussare sempre senza stancarci, ma ci ha insegnato anche grazie alla preghiera del Padre nostro ad accettare il compiersi della volontà del Padre: “Sia fatta la tua volontà”. Lourdes ci insegna che è legittimo chiedere la propria guarigione, ma questa richiesta non va fatta con impazienza ed è necessario ricordarsi di aggiungere alle richieste di guarigione che si compia non la nostra volontà, ma quella di Dio. Questo modo di pregare piano piano ci fa un imparare come le nostre sofferenze, piccole o grandi che siano, concorrono alla realizzazione di  quanto Paolo diceva ai Colossesi: “Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1, 24). «Cristo ci ha redento dalla sofferenza e la redenzione continua attraverso la sofferenza dei malati e delle vittime volontarie che accettano di prendere sulle loro spalle, dopo Cristo, tutte le sofferenze del mondo» (Tornielli, Lourdes, p. 143). Questa realtà della preghiera Lourdes la incarna ogni giorno, ed è questo il vero miracolo che quotidianamente si compie in questa località dei Pirenei.

Sono passati ormai 150 anni dagli avvenimenti che hanno dato origine al fenomeno Lourdes, come qualcuno l’ha definito, questo perché non ha compreso che invece questo fenomeno è invece una realtà ben viva della Chiesa, un evento che la lontananza dalle origini non ha affievolito ma che invece è andato via via sempre più delineandosi come “luogo magisteriale”, infatti, nel vissuto dell’ambiente Lourdes prende concretezza e in modo pieno, completo, l’espressione di Paolo: “Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1, 24). A Lourdes si impara in modo esperienziale come il cristiano partecipi, e in quale misura, alla missione redentiva del Cristo, missione alla quale la Vergine santa fu la prima a parteciparvi in virtù di quel silente si detto ai piedi della croce, si con il quale ci ha donato l’unico suo figlio, un si scaturito da un cuore amante che ha saputo farsi sacrificio per l’altro.  Questo è il messaggio che oggi Lourdes affida come una sorta di mandato ad ogni cristiano
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P. Gino Alberto Faccioli, ISSR "Santa Maria di Monte Berico"
 
 
 
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