Dipinto su tavola
Siena, Basilica di San Clemente in Santa Maria dei Servi
 
 
Jacopo di Mino del Pellicciaio è il tipico rappresentante del gotico senese configuratosi in seguito alla confluenza di elementi dei grandi maestri del primo Trecento, che egli interpreta con una certa rustica grazia e degli influssi del gotico francese. L’artista opera a Siena e in altre località della Toscana. Gli è attribuito l’affresco con il Giudizio universale nella collegiata di Casole d’Elsa. «La Madonna in maestà detta del Belvedere, fu commissionata a Jacopo dal figlio di Guglielmaccio Petroni, nel 1363 e fu terminata l’anno successivo.

È certo che l’opera fu ripassata da altra mano poco dopo l’esecuzione. Non ha perduto comunque la solennità delle figure sia nell’atteggiamento dei volti che nelle vesti, la cui preziosità si ispira già al gusto del tardo gotico. Il fervore popolare per la sacra immagine può dunque spiegarsi anche con un certo indulgere all’ampiezza del disegno e al decorativismo»1. Nell’opera Jacopo infatti concentra il preziosismo di Duccio, la raffinatezza e freschezza coloristica di Simone Martini, la plasticità di Pietro e Ambrogio Lorenzetti, in uno stile lirico e contemplativo.
 
Come nella Madonna del Bordone di Coppo di Marcovaldo, presente nell’altare di fronte nella stessa chiesa, la Madre regge il piede del Bambino con mano lieve e dita inanellate, e sorride appena. Gesù con una mano benedice e con l’altra tira a sé un drappo finemente decorato. La policromia, che investe spazi esigui, crea ritmi ed effetti spaziali. Pur aderendo al modulo compositivo bizantino della Madonna in Maestà, nel fondo oro interrotto da due angeli affacciati dietro il trono, nel manto di Maria finemente bulinato d’oro, nel velo bianco decorato di stelle, il pittore mostra la piena adesione ai moduli del gotico francese.
 
La ricchezza del disegno e dei colori avvicina la tavola alla sensibilità dei calligrafi e dei miniatori che negli stessi anni, proprio nel convento di Siena, lavorano ai preziosi codici liturgici. «L’opera deriverebbe il nome da Madonna di Belverde, per il fatto di essere stata portata in processione e poi esposta nella cappella di Santa Giuliana Falconieri, attigua a quella che attualmente conserva la tavola, tra un tripudio di drappi verdi in segno di speranza per la fine della pestilenza che angustiava la città nel 1529».
 
 
ISSR Monte Berico
 
 
 
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