Affresco, 91 x 61 cm
Bologna, Basilica di Santa Maria dei Servi
 
 
Preceduta da un arioso quadriportico, sorretto da agili colonne in marmo, iniziato nel 1393 sul fianco della chiesa e completato sul sagrato nel XVI e nel XIX secolo, la Basilica di Santa Maria dei Servi spicca per la sua superba tessitura gotica, particolarmente notevole nella parte absidale ravvivata da caldi ornati in cotto. Venne costruita dalla comunità dei Servi di Maria tra il 1386 e il 1437 su disegno di padre Andrea da Faenza, generale dell’Ordine, che forse si avvalse dell’opera di Antonio di Vincenzo, architetto di S. Petronio. Solenne e armonioso l’interno di forme gotiche a tre navate.
 
Numerose le opere d’arte degne di rilievo, prime fra tutte la Madonna in trono di Cimabue (sec. XIII), la pala marmorea dell’altare maggiore di Michelangelo Montorsoli (1558-61), gli affreschi trecenteschi di Vitale da Bologna, un singolare polittico in terracotta di Lippo di Dalmasio, con La Madonna in trono con Bambino e santa Caterina, dei prima anni del ’400. L’affresco è eseguito da Vitale da Bologna nell’ultimo periodo della sua vita. L’artista è presente a Santa Maria dei Servi come testimone in un atto notarile del 4 giugno 1359 assieme ai pittori Berto di Guglielmo da Bologna e Gregorio di Paolo da Venezia.
 
Nel 1619 l’affresco fu deturpato nella parte alta (la testa e il fregio superiore) con l’apposizione di una lapide in memoria del pittore fiammingo Dionigi Calvart. Probabilmente in precedenza questo affresco e tutto il ciclo pittorico di Vitale da Bologna era stato scialbato, sicché se ne perse la memoria. Soltanto negli anni 1953-55 gli affreschi tornarono in luce con il restauro eseguito da Renato Pasqui e nei nuovi accurati lavori del 1985. Negli anni precedenti erano stati restaurati anche gli altri affreschi del ciclo vitalesco e fu anche rinvenuta la firma di Vitale da Bologna.
 
Oggi l’affresco, con le parti marginali perdute, è ancora ben leggibile pur nel colore ormai attenuato e con evidenti, in più luoghi, i tratti della sinopia preparatoria. L’artista ha colto un momento di assorta meditazione e di abbandono della Donna incinta. La Vergine siede con il Libro chiuso nel grembo e le mani abbandonate sulle ginocchia; un anello all’anulare della mano destra. I capelli sciolti e liberi dal velo richiamano la sua giovane età e la verginità. Sul lato sinistro si innalza un supporto con un un vaso entro cui è collocato un arbusto con tre rami, riferimento probabile alla «radice di Jesse», dalla quale discende Gesù. Accanto alla base del supporto e presso il piede destro di Maria c’è un piccolo drago che rinvia a quello dell’Apocalisse. Il drago si pose davanti alla donna per divorare il bambino appena nato. (Ap 12,4).
 
 
ISSR Monte Berico
 
 
 
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