Dipinto su tavola
Siena, Basilica di San Clemente in Santa Maria dei Servi
 
 
La tavola è parte centrale di un polittico commissionato al pittore dagli stessi Servi: alla spesa per il dipinto che venne a costare più di «trecento lire», contribuì con cento lire anche il Comune di Siena che si riunì per la delibera nel Consiglio della Campana il 16 ottobre 1319. Lippo Memmi compone la Madonna del Popolo, come un’immagine tutta ispirata dalla ascetica verginità della Madonna, che conferisce al Figlio i tratti e l’atteggiamento di consapevolezza del fine dell’Incarnazione.
 
Il Bambino tiene (senza dissimulazioni infantili) nella mano destra il cartiglio con la frase evangelica, nella sinistra il cardellino (simbolo preannunciante la passione di Cristo, per il rosso della testolina che secondo una leggenda eziologica, sarebbe rimasto nel piumaggio dell’uccellino per via di una goccia del sangue di Cristo, allorché l’umile volatile tolse al Crocefisso una delle spine della corona).
 
«Lippo Memmi, uno degli allievi più sicuramente definibili di Simone Martini, in questa Madonna riprende dal maestro schemi e particolari della Annunciazione, oggi al Museo degli Uffìzi (Firenze). Sulla spalla destra della Vergine compare lo stesso rosone decorativo, il manto incornicia il volto con le stesse listellature d’oro, mentre il fondo appare bulinato secondo la tecnica di Martini.
 
Tutta la tipologia della Vergine è martiniana: il naso appuntito, il perfetto ovale del volto, gli occhi allungati. La mano destra, in particolare, risente del tipo martiniano affusolato, dolce, finissimo… Maria appare come il mistico trono della Sapienza, secondo la tipologia orientale dell’Odighitria, riletta però con cadenze intime ed armoniose. Preziosissima la nota di bianco del copricapo della Vergine, cadente in pieghe morbide e ben raccolte. Sul bordo del mantello oscuro è decorata in oro la formula Ave Maria, gratia piena».
 
 
ISSR Monte Berico

 

 
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