Scultura lignea policroma e dorata, 140 x 50 x 48 cm
Arezzo, Cattedrale 
 
 
La scultura lignea raffigurante la Madonna in trono con Bambino, proveniente dalla prima chiesa officiata dai Servi di Maria in Arezzo, San Salvatore e Santa Maria nel Cassero di S. Donato, è collocata nella cattedrale di Arezzo, nella nicchia dell’ex Cappella Ubertini, sotto un monumentale organo cinquecentesco. Il volto della Madre, pur nel suo austero rigore, vive di una intensa umanità, nella semplicità dei lineamenti, quasi di donna del popolo, umile ed alta nel suo amore per il Figlio e per l’umanità.
 
Anche il Bambino esprime maestà e dolcezza. Pur nelle fattezze da bambino, è adulto nel volto, nell’abito e nei gesti. Si tratta di uno degli aspetti caratteristici dell’iconografia bizantina che l’arte medioevale ha ripreso. Gesù è il Verbo di Dio incarnato; è il Maestro - spesso tiene con la sinistra il libro o il rotolo -, è il Santo che benedice. Come nel modello iconografico bizantino la Madre siede frontale su un cuscino rosso, con lo sguardo fisso e le braccia rivolte verso il popolo, cui offre il Bambino benedicente. Il manto che le copre la veste azzurra e stellata, è dorato, come dorato è l’abito del Figlio. L’oro è segno della regalità: il Figlio si presenta come Signore e la Madre è Regina gloriosa, secondo la mariologia dell’epoca.
 
Questo modello iconografico rappresenta la Madre di Dio in maestà o nella gloria. I colori e la doratura delle vesti, liberati dalla polvere dei secoli e da oscure vicende storiche da un recente restauro, splendono ora nella loro fresca luce. Gli archetti ricavati sul trono, dipinti con colore acceso, sono impreziositi da fasce decorative a perline. La materia e lo stile della pennellata ricordano molto da vicino la maniera di Margarito d’Arezzo, pittore che opera a metà del Duecento. La statua, elaborata con finezza e ricerca di movimento, specie nella posizione sciolta del Bambino, che non siede frontalmente sul grembo di Maria, secondo il modello più consueto, ma è spostato con naturalezza sul ginocchio sinistro di sua Madre, è databile entro gli anni Settanta del Duecento. La data rinvia al primitivo convento dei Servi di santa Maria in Arezzo, la cui fondazione risale proprio agli anni 60/65 del Duecento. Nello stesso periodo avviene il miracolo del pane ottenuto dalla preghiera di san Filippo Benizi, in visita proprio al convento di Arezzo. Una tradizione orale dice che questa fosse l’antica immagine davanti alla quale pregava il beato Filippo Benizi.
 
Il convento, annesso alla chiesa dedicata a San Salvatore e a Santa Maria, si trovava allora nel colle più elevato della città, detto «Cassero di San Donato», luogo quasi totalmente distrutto dai Medici fiorentini nel 1384, che vi costruirono l’attuale fortezza. I frati nel 1387 si trasferirono nel convento che fu dei Benedettini, presso la chiesa di San Pier Piccolo, dove rimasero fino al 1987.
Un documento della chiesa aretina asserisce che la scultura fu portata sotto l’organo della Cattedrale nel 1519 dal Cassero, quando convento e chiesa furono distrutti per la nuova fortezza.
 
Le chiese più antiche dell’Ordine dei Servi di Maria sono dedicate all’Annunziata, all’Assunta, alla Regalità della Madre di Dio o alla Vergine nella Gloria. La primitiva chiesa dei Servi in Arezzo era dedicata a San Salvatore e a Santa Maria. A meno di duecento metri dal Cassero di San Donato ove essi avevano il convento, nel pendio sud ovest, sorge la Pieve di Santa Maria Assunta, del sec. XI, il cui titolo originario, documentato nel 1008 era Plebs sanctae Mariae in gradibus, o ad grada. Solo successivamente diventa Pieve di Santa Maria Assunta, quasi che la devozione all’Assunta fosse passata dalla primitiva chiesa dei Servi, ormai distrutta, alla vicinissima Pieve, già dedicata a Santa Maria.
 
 
ISSR Monte Berico
 
 
 
Salva Segnala Stampa Esci Home