Il prossimo 18 ottobre si terrà la sessione decisiva del tribunale di arbitrato per decidere sulla restituzione della chiesa cattolica di s. Alessandro a Kirov, città della Russia europea nord-orientale. Il parroco padre Grigori Zvolinski, insieme ai parrocchiani, ha deciso di rivolgere un appello a tutti coloro che possono sostenere con la preghiera la lunga attesa della comunità locale.
 
Costruita dai polacchi confinati in questa impervia zona, dopo una delle tante repressioni zariste di metà ‘800, la chiesa fu chiusa al culto dai bolscevichi nel 1933, che vi sistemarono un ostello per gli studenti dell’istituto veterinario locale. Negli anni ’90, dopo la fine del comunismo, prima ancora che si ricostituisse la comunità cattolica, le autorità locali collocarono in essa un grande organo tedesco, facendo dell’edificio una filiale della Filarmonica di Kirov. Per questo motivo la chiesa non fu restituita ai cattolici, ma rimase di proprietà statale. Ai fedeli era concesso di celebrare la messa 25 volte l’anno, nelle pause dei concerti, pagando un affitto annuale di circa 1000 euro.
 
Nel 2010 l’allora presidente russo Dmitrij Medvedev firmò un decreto che permetteva alle organizzazioni religiose di ottenere la restituzione delle proprietà storiche, appartenute a loro prima della rivoluzione. L’anno successivo, il parroco p. Grigori presentò all’ufficio competente della regione di Kirov una richiesta ufficiale per la restituzione della chiesa di s. Alessandro, ma ottenne in cambio un rifiuto per incompletezza della pratica. Le autorità motivarono questa risposta basandosi sul fatto che durante gli anni ’90 erano stati aggiunti dei nuovi locali, che non si potevano utilizzare senza l’intero edificio.
 
Nel 2014 l’allora governatore della provincia di Kirov, Nikita Belikh, s’incontrò a Mosca con l’arcivescovo cattolico mons. Paolo Pezzi, e propose di costruire una nuova chiesa nella periferia di Kirov. Secondo gli accordi, la città avrebbe dovuto concedere alla comunità locale un appezzamento di terreno, i materiali per la costruzione e pagare il progetto, e finché la nuova chiesa non fosse costruita avrebbe mantenuto il permesso gratuito di celebrare nella chiesa storica, almeno per quelle 25 volte l’anno già stabilite. Alla parrocchia sono state fatte 6 proposte di collocazione sia in città che nei dintorni, ma erano tutte impraticabili, senza nemmeno le strade per arrivare ai terreni proposti. I fedeli hanno quindi rifiutato tutte le ipotesi presentate.
 
I parrocchiani hanno poi trovato una buona sistemazione nella periferia di Kirov, ma non è stato concesso loro il terreno necessario, per l’opposizione del locale metropolita ortodosso, Mark di Vjatskij e Novoslobodsk, in quanto la nuova chiesa sarebbe stata troppo vicina a una cappellina ortodossa russa del quartiere di Novovjatskij. Il governatore Belikh ha infine ritirato la proposta di far costruire ai cattolici la nuova chiesa, avendo essi rifiutato tutte le proposte delle autorità locali.
 
Secondo il decreto di Medvedev, la Filarmonica avrebbe dovuto restituire la chiesa ai cattolici entro 6 anni, ma allo scadere del periodo nel 2017 ciò non era avvenuto. Il parroco ha tentato di ottenere la restituzione per altre vie, anche offrendo compensi economici, ma senza successo: il comune ha deciso che alla città serve di più una sala per concerti d’organo. P. Grigori ha continuato la battaglia insieme ai parrocchiani con azioni dimostrative, come un mese di rigido digiuno ad aprile di quest’anno, e per via giudiziaria, rivolgendosi a giugno al Tribunale arbitrale con una causa contro l’amministrazione regionale.
 
L’avvocato della parrocchia, Jan Cebotarev, dopo la presentazione della causa è stato contattato dai rappresentanti locali della Chiesa ortodossa, per dissuaderlo dal difendere i cattolici polacchi “contro cui i nostri nonni hanno combattuto per secoli”. Lo stesso avvocato, che non è un fedele cattolico, ha dichiarato ai cronisti di MBX Media: “Ho cercato di spiegare ai batjushki [sacerdoti] ortodossi che ormai siamo nel XXI secolo, e oggi è ridicolo interpretare il diritto secondo le preferenze religiose, ma non mi hanno voluto ascoltare”.
 
P. Grigori ha riferito, peraltro, che alcuni sacerdoti ortodossi sostengono le richieste dei cattolici, e le reazioni negative sono da attribuire a una parte minoritaria di essi. Come parte interessata, alla causa partecipa anche la stessa Filarmonica, che pretende l’esclusiva sull’edificio in ragione della presenza dell’organo. I fedeli si augurano che il 18 ottobre in tribunale “vinca finalmente il buon senso”.

 
Vladimir Rozanskij
 
(articolo tratto da www.asianews.it)
  

 
Salva Segnala Stampa Esci Home