Mi sembra doveroso portare innanzitutto la testimonianza della attenzione con cui i vescovi della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università seguono le sorti della scuola cattolica in Italia. Il sussidio che sono stato invitato a presentare è espressione dell’impegno, da parte sua, del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica e dell’Ufficio nazionale della CEI nell’accompagnare il vostro lavoro, con tutto ciò che esso comporta di questi tempi. I documenti che contiene attestano, per il solo fatto di essere stati pensati, le preoccupazioni che serpeggiano, e anzi spesso si manifestano chiaramente, nelle nostre scuole.
 
 
Tra i molti fattori che incidono nel determinare questa fase di crisi, il principale rimane l’incompiutezza del sistema educativo italiano, il quale, nonostante le leggi 62 del 2000 e 53 del 2003, non raggiunge ancora la parità tra scuole statali e scuole paritarie e non consente l’effettiva libertà di scelta educativa delle famiglie.
 
Ma le cause di tali fattori sono molto più profonde, e vanno fatte risalire a una cultura, o forse più semplicemente a una vulgata, che alimenta una ostilità pregiudiziale nei confronti della scuola sommariamente definita da certo giornalismo poco avveduto “privata” e, in specie, nei confronti della scuola cattolica. E questo non solo in ambienti tradizionalmente laicisti o agnostici, ma non raramente anche in ambienti di ascendenza cattolica.
 
La produzione di quelle leggi a cui ho fatto riferimento è già un significativo passo in avanti, mentre però – complice la crisi economica lontana dall’essere superata – le difficoltà attanagliano un numero crescente di scuole, per la riduzione del personale religioso, effetto della drastica diminuzione del numero delle vocazioni alla vita religiosa, e per il calo della natalità, per citare due aspetti di grande rilievo delle trasformazioni sociali in atto.
 
Il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica si è soffermato da tempo su questi temi e si è chiesto come intervenire e quale aiuto offrire alle scuole cattoliche e agli istituti per l’istruzione e la formazione professionale. Mentre esso non ha cessato mai – d’intesa con la segreteria generale della CEI – di cercare un dialogo e di far giungere una sollecitazione costante alle istituzioni governative e statali, al fine di garantire il mantenimento degli impegni da esse assunti e l’invito pressante per scongiurare o limitare l’emanazione di misure discriminanti nei riguardi delle scuole cattoliche e della formazione professionale, ha sviluppato una riflessione che si indirizza proprio a queste ultime.
 
L’idea che soggiace a tale iniziativa è che le sorti future delle scuole paritarie e della formazione professionale non stanno solo nelle mani delle istituzioni statali o di altri organismi esterni o, ancora, di una opinione pubblica ostinatamente radicata in cliché ideologici vecchi, ma anche e non meno in quelle degli stessi protagonisti e attori delle nostre scuole, in particolare gestori, dirigenti, docenti, personale non docente, famiglie e alunni.
 
E questo, non perché fino ad ora essi non si siano adoperati in tante forme per affrontare le difficoltà incombenti, bensì allo scopo di fare tesoro delle esperienze già compiute – come si vede dall’Appendice che riporta il resoconto di alcune buone pratiche – per affrontare situazioni che si fanno sempre più frequenti e complicate.
 
Il sussidio comprende innanzitutto il documento che già un anno fa, il 7 giu-gno 2017, il Consiglio Nazionale aveva reso pubblico, dal titolo Autonomia, parità e libertà di scelta educativa. Esso rispondeva all’esigenza di riprendere con chiarezza i termini della questione delle scuole paritarie, segnalando un sistema educativo, quello italiano, ancora incompiuto nonostante le leggi già emanate e ribadendo il diritto della persona all’educazione e precisamente in primo luogo dai genitori e dalla scuola che i genitori vogliono scegliere, secondo quanto affermano sia la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo (art. 26) sia la Costituzione della Repubblica italiana (art. 30).
 
Di seguito indica nel mancato sostegno economico pubblico il primo ostacolo da rimuovere per una vera equità e per garantire la presenza delle scuole paritarie nel sistema scolastico, in linea con la quasi totalità dei paesi europei e con il passaggio in fase avanzata di attuazione dal Welfare State alla Welfare Society. La stessa cosa viene ribadita sugli istituti di istruzione e formazione professionale, per i quali viene auspicato un piano nazionale di azione formativa.
 
Il discorso si fa concreto quando si passa alla segnalazione delle misure com-plementari per conseguire un regime di vera parità tra scuole pubbliche statali e paritarie. Vengono pertanto indicate e descritte: l’introduzione per tutte le scuole del sistema nazionale di istruzione della quota capitaria, il convenzionamento, la detraibilità delle spese scolastiche, le misure di diritto allo studio come il buono scuola, l’assistenza ai disabili e altre ancora, il sostegno per gli alunni disabili, le agevolazioni fiscali per l’ente gestore della scuola paritaria, la parità di accesso alle misure promozionali per l’istruzione, la formazione iniziale per i docenti della scuola secondaria.
 
Per quanto concerne invece l’attuazione del sistema nazionale di istruzione e formazione professionale, vengono proposti e presentati: un sistema omogeneo di unità di costo standard, la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, il rafforzamento degli strumenti nazionali di raccordo, il collegamento con il mondo del lavoro e delle professioni, il riconoscimento nazionale del valore dei titoli regionali, la garanzia delle risorse, l’estensione di misure di agevolazione, la semplificazione delle procedure e la coerenza legislativa.
 
È un lavoro importante quello così compiuto, perché consente di orientarsi in maniera competente e coerente nella problematica che è necessario affrontare con le istituzioni quando si tratta di scuola paritaria e formazione professionale, così che la parità e la libertà educativa possano essere promosse a tutti i livelli entrando nel merito delle esigenze e delle vie percorribili.
 
Lo strumento si presta ad essere utilizzato anche come mezzo di informazione e di valutazione nel confronto con una opinione pubblica, o almeno con ambienti e gruppi sociali, che hanno bisogno di capire il senso di una presenza che non toglie nulla alla scuola statale, e che al contrario la arricchisce con un servizio che ne promuove una competizione virtuosa per un livello qualitativo crescente.
 
La scuola paritaria è una risorsa per la pluralità di proposte che la sua presenza permette di attivare. Ma essa ha anche la responsabilità di offrire una esperienza esemplare, capace di essere di stimolo nel sistema nazionale dell’istruzione. A questo in qualche modo pure orienta il secondo documento.
 
Il suo titolo è Uno strumento per il discernimento delle comunità educative. Esso assume un significato e un valore ancora più rilevante in ordine al coinvolgi-mento dei responsabili delle scuole paritarie in questa fase di profondo cambia-mento e, per molti, di crisi vera e propria. Vuole essere infatti uno strumento di discernimento.
 
La parola è una di quelle più impegnative del lessico cristiano, richiamando alla lettura dei segni dei tempi indicata nel Vangelo (cf. Mt 16,3), sempre presente nella tradizione cristiana, ripresa dal concilio Vaticano II (cf. GS 4) e in questi anni efficacemente proposta da papa Francesco, per esempio con la scelta del tema del prossimo Sinodo dei Vescovi (Giovani, fede e discernimento vocazionale). Essa tocca propriamente la ricerca della volontà di Dio, la conoscenza di essa in vista della sua accoglienza e del suo adempimento.
 
Ha un rapporto privilegiato con il cammino vocazionale del credente, ma interessa tutti gli aspetti della sua vita, in modo particolare nei passaggi più impegnativi della sua vicenda biografica ma anche nei percorsi quotidiani del suo vissuto. Esso non tocca soltanto la dimensione personale, poiché anche la comunità nel suo insieme, anche la Chiesa nelle sue varie componenti e articolazioni, è chiamata a discernere la volontà di Dio per rispondere sempre più prontamente alla missione che ha avuto affidata.
 
Avere dunque fatto ricorso a questa parola, così densa di risonanze e di significato, conferisce una precisa connotazione allo strumento. Esso mira, infatti, ultimamente a cercare di capire che cosa il Signore vuole da tutte quelle istituzioni gloriose per il servizio educativo svolto spesso da secoli, secondo un carisma che ha riscaldato i cuori di tanti religiosi, religiose e laici, che ora si trovano ad affrontare una fase difficile e, talora, a prendere decisioni drastiche e operare tagli dolorosi.
 
Dopo generazioni e vite spese per la scuola, che cosa vuole ora il Signore? Il documento va letto come una pista di lavoro per inoltrarsi in una ricerca volta a trovare risposte a questa domanda. Non deve pertanto ingannare la presenza di passaggi molto concreti, poiché è proprio attraverso vicende di tipo operativo e di ordine materiale che passa il discernimento della volontà di Dio. Non è questo il senso dell’incarnazione per questo ambito?
 
Il documento si articola in tre parti: il confronto con il cambiamento, la sfida del discernimento, una griglia per svolgerlo. Innanzitutto il cambiamento. Le analisi oggi non mancano, ma è necessario richiamare il passaggio ormai largamente consumato da una società organica, integrata, a una “cultura del frammento” e a una società “liquida”. A cui si aggiunge una legislazione ancora incompiuta per la scuola paritaria, il richiamato cambiamento demografico, con il calo della natalità e la presenza della seconda generazione di immigrati.
 
Inoltre viene osservata la riduzione del personale religioso, l’esigenza di coinvolgimento di insegnanti e genitori nella scuola e lo sforzo di tenere vivo e attualizzare il carisma nelle mutate condizioni sociali, culturali e religiose. Ancora viene registrato, sul piano culturale, il fenomeno del laicismo, e poi sul piano pedagogico-didattico i passaggi di gestione a nuovi soggetti, l’esigenza di crescere nell’attenzione all’alunno e di coinvolgere di più le famiglie.
 
«Essere una scuola cattolica – leggiamo a p. 12 – non può risolversi in alcuni aspetti aggiuntivi della vita scolastica ma deve comparire negli stessi criteri di costruzione e conduzione del curricolo scolastico». L’attenzione perciò si sposta sull’intero sistema scolastico, anch’esso sottoposto a profondi cambiamenti, chiamato a ripensarsi e rinnovarsi.
 
La seconda parte definisce il discernimento come «una azione spirituale orientata a riconoscere la volontà di Dio in una determinata situazione» (p. 13) alla luce della missione propria della scuola cattolica. Il discernimento è permanente, non un atto puntuale, di un momento o di una fase; questa attitudine permanente consente di cogliere in anticipo difficoltà e imprevisti.
 
Esso richiede un coinvolgimento comunitario che si estenda fino all’intera comunità scolastica e si sviluppi secondo un metodo e dei criteri che aiutino a pervenire a decisioni ponderate e condivise. In particolare deve riguardare il carisma, i bisogni educativi del territorio, il contesto ecclesiale in cui la scuola è inserita, le risorse umane e materiali di cui si dispone.
 
Una particolare considerazione viene svolta riguardo agli istituti che si trovino di fronte all’ipotesi di chiusura. Su tutte, la questione più spinosa riguarda proprio il discernimento sul destino del carisma e sulla attualità e vitalità, e quindi sulla sua capacità di reggere l’impatto con il cambiamento in atto e la sfida del futuro che avanza.
 
La griglia per il discernimento affronta alcuni nodi che introduce discorsiva-mente per farvi seguire poi una serie di domande che aiutano a esaminare analiticamente i vari aspetti della situazione e trarne le necessarie conseguenze. Vengono toccati sei temi o ambiti, il primo dei quali riguarda il progetto educativo, e quindi il suo grado di elaborazione e la sua capacità di rispondere alle esigenze di una proposta di livello e all’altezza delle attese delle famiglie e della società di oggi.
 
Non a caso il progetto occupa il primo posto, poiché è esso a reggere l’impianto, la funzionalità e il senso della scuola, poiché fa sintesi tra carisma, senso di fede e di Chiesa, passione e competenza educativa, in vista della vivacità intellettuale, culturale e spirituale, e della efficienza organizzativa della stessa scuola.
 
Il secondo tema tocca la comunità educante, in cui devono essere valorizzate le relazioni e attuato il coinvolgimento di tutti, in un clima di corresponsabilità educativa. La formazione è il terzo delicato ambito di attenzione, con una preoccupazione specifica per i laici che hanno responsabilità educativa, soprattutto quando sono chiamati a subentrare o a continuare l’opera della comunità religiosa.
 
Anche parroci e religiosi si trovano di fronte all’esigenza della formazione, ma per i laici in particolare essa deve introdurre al carisma e a un impegno educativo qualificato. Il quarto punto interessa la gestione economica e amministrativa, caratterizzata dalla sostenibilità, non solo economica, svolta secondo criteri di trasparenza.
 
Particolare attenzione viene riservata alla scelta delle figure di responsabili della scuola, richieste di competenza, capacità gestionale, capacità di relazione, conoscenza della scuola cattolica, appartenenza di fede alla Chiesa, adesione al carisma e infine, anche, apertura al confronto, alla condivisione e alle collaborazioni. Bisogna fare spazio a inventiva e, appunto, apertura all’esterno: con altre scuole cattoliche e istituzioni ecclesiali, con la Chiesa locale e anche con scuole statali.
 
Questo sussidio è anch’esso, in qualche modo, un piccolo segno dei tempi. Il messaggio che lancia è che bisogna affrontare questa fase di travaglio e di muta-mento con fede, con senso di discernimento, e perciò con coraggio, in uno sforzo teso principalmente a riconoscere quanto il Signore vuole dire.
 
Alla fine ci ha sempre guidato l’amore alla Chiesa e alla sua missione educativa in tanti modi assolta nel corso del tempo a favore delle nuove generazioni; in questo senso ci ha sempre guidato l’amore alla crescita, alla educazione e alla formazione dei nuovi arrivati sulla scena della vita; sentiamo che questa continua ad essere la chiamata, alla quale ci impegniamo a rispondere sempre più adeguatamente, ma con la disponibilità e la libertà interiore di chi vuole fare la volontà del Signore e non la propria, e attende di capire che cosa di nuovo eventualmente il Signore ci stia chiedendo.
 
Una questione, quest’ultima, che non tocca soltanto le scuole cattoliche ma tutti gli ambiti della vita della Chiesa. Sono convinto che la disponibilità pronta a quanto il Signore chiede ci farà andare avanti in questo servizio, crescendo in qualità e, speriamo, anche in presenze, collaborazioni e risorse; quando diventerà inequivocabile che il Signore vuole un’altra cosa, allora l’importante sarà essere trovati pronti a riconoscere la nuova strada che viene indicata per intraprenderla con nuova lena. Per adesso l’impegno deve essere rivolto a continuare un servizio educativo di cui le nuove generazioni e l’intero Paese hanno bisogno, anche se ancora troppi non sono in grado di apprezzarne il valore.
 

mons. Mariano Crociata
presidente del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica
 
 
(articolo tratto da educazione.chiesacattolica.it)
 

 
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