«E si meravigliava della loro incredulità» (Mc 6,1-6)
 
Mentre, con l'emorroissa, è stato possibile vedere dal basso una vera credente, ora si ha l'opportunità di osservare dall'alto una folla variegata di non-credenti... grazie all'intuizione di un artista che, invece della classica crocifissione frontale, se l'è immaginata dal punto di vista di Gesù (il quadro è conosciuto anche col titolo Ciò che Nostro Signore vide dalla croce).
 
Per la verità Gesù, davanti a sé, non ha solo gente priva di fede. Maria di Magdala, ai piedi della croce, e le persone al centro della scena - Giovanni, la Vergine Maria e le altre due donne - sono certamente credenti. Qualche cristiano, per paura, si è probabilmente nascosto e qualcun altro sta diventando cristiano adesso: racconta Matteo che «il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù... dicevano «Davvero costui era Figlio di Dio!» (27,54).
 
Un riconoscimento di grandezza nella sconfitta, a cui rende merito David Maria Turoldo: «No, credere a Pasqua non è giusta fede: / troppo bello sei a Pasqua! Fede vera è al venerdì santo / quando Tu non c'eri lassù!». Tuttavia, esclusi loro, lì sotto c'è sicuramente chi non versa una lacrima, sperando di assistere in diretta all'ultimo respiro dell'uomo che faceva cose «da non credere». E lo sfida con un pensiero diffuso: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso!».
 
Infine è probabile che, mescolato alla folla, vi sia chi, pieno di dubbi, non ha ancora preso posizione. E chi una posizione l'aveva presa e poi, per la stessa ragione, l'ha lasciata: cose che succedono anche oggi, nelle nostre famiglie... La scelta di quest'opera, nonostante il Vangelo riguardi un fatto precedente, accaduto a Nazaret, serve a notare come, da quel giorno, l'incredulità sia cambiata.
 
Infatti, mentre quella dei nazareni è basata sul pregiudizio negativo («Non è costui il falegname, il figlio di Maria...?»), in seguito la non-fede mostra altre facce, ben più ostili e ostinate. Che non si lasciano scalfire nemmeno dopo aver constatato «vita, morte e miracoli» di Gesù e ascoltato le sue parole scomode.
 
Fa male vedere l'incapacità di vedere il bene che lui ha dato e ha detto, eppure viene da domandarsi: non sarà che queste persone di poca fede, nel rivolgere lo sguardo a Gesù in croce, stiano puntando noi? Stiano cioè mandando ai credenti una richiesta di credere meglio? Una preghiera d'essere più somiglianti all'uomo in croce, dando ragione della speranza che è in noi (1Pt 3,15)?
 
Per ultimo: non sarà che la nostra fede, o quella che crediamo fede, sia solo un pregiudizio positivo? Cioè un atteggiamento da tifosi e nulla più? In pratica, una posizione rovesciata rispetto a quella dei nazareni ma identica: emotiva allo stesso modo, senza la voglia di conoscere Gesù più a fondo.
 
La sensazione è che, oltre ai non-credenti per comodità, ci siano i credenti per comodità. Quelli che tanto-non-costa-niente... e poi stanno in poltrona. Anche di questa credulità senza spessore ci si potrebbe meravigliare.
 
 
Gian Carlo Olcuire 
 
(articolo tratto da www.vinonuovo.it) 
 
 
 
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