L’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhchr) ha chiesto alle massime autorità degli USA di mettere fine alla separazione delle famiglie di immigrati: come avviene in seguito alle severe misure sull’immigrazione imposte dall’amministrazione Trump, sia alla frontiera che in diverse città. La polizia sta applicando la cosiddetta “tolleranza zero” voluta dal Presidente, per fermare migliaia di persone provenienti prevalentemente da Guatemala, El Salvador e Honduras, che cercano di sfuggire alle violenze nei loro paesi o alla estrema povertà.
 
“Gli Stati Uniti dovrebbero interrompere immediatamente questa pratica di separare le famiglie, che equivale a un’interferenza arbitraria e illegale nella vita familiare, ed è una grave violazione dei diritti del bambino” ha detto da Ginevra una portavoce dell’Unhchr, Ravina Shamdasani. “Il ricorso alla detenzione e alla separazione delle famiglie come deterrente è contrario alle norme e ai principi dei diritti umani.
 
L’interesse superiore del bambino deve sempre prevalere” ha sottolineato Shamdasani, ricordando che gli Stati Uniti sono l’unico paese al mondo a non aver ratificato la convenzione dell’Onu sui diritti dei bambini ma sono comunque vincolati dalle leggi internazionali al riguardo.  Nei giorni scorsi a Chicago, le organizzazioni pro-immigrate hanno manifestato a sostegno delle famiglie che sono state separate durante i procedimenti di immigrazione e a causa delle misure di detenzione.
 
Nella protesta, gruppi della comunità e difensori dei diritti umani hanno chiesto che il governo federale e l'amministrazione del presidente Trump smettano di separare madri e bambini piccoli immigrati. La situazione è divenuta “emergenza” data la crescita del numero di bambini che sono fermi alla frontiera.
 
Infatti la nuova politica di separazione familiare sotto l'amministrazione del Presidente Trump ha già lasciato, secondo dati delle Ong, 658 bambini separati dai loro genitori, in un solo mese. Quando i minori arrivano alla frontiera e sono separati dalle loro famiglie, sono posti sotto la custodia dell'Ufficio dei rifugiati, parte del Dipartimento della salute e dei servizi umani (HHS). L'Ufficio per i rifugiati ha circa 100 centri di accoglienza in 14 stati.
 
Il governo lavora per identificare altri membri della famiglia, mentre continuano le loro procedure di immigrazione. Quando un familiare non può essere localizzato, il bambino rimane sotto la custodia del governo. L’ufficio indaga sullo stato dell'immigrazione degli sponsor o dei parenti e se scopre che sono privi di documenti, questi parenti corrono il rischio di essere arrestati quando si presentano per prendere in custodia un bambino.
 
 
(articolo tratto da www.fides.org)
  

 
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