Carissimi Amici, ho appena compiuto 72 anni il primo di marzo, senza celebrazioni, in una villa che un signore cattolico mette a mia disposizione quando ho bisogno di riposare e ritirarmi in preghiera sulle colline a 150 km da Bangkok. Ero con alcuni ragazzi che abitano con me nella parrocchia di San Marco, il clima era buono e la natura splendida. Ringrazio il Signore.
 
Ora vi racconto un giorno di servizio normale: per esempio l’8 marzo 2018. Mi alzo alle 5 del mattino quando è ancora buio, faccio un po’ di meditazione sulle letture del giorno. L’antifona d’ingresso diceva: “Io sono la salvezza del popolo” dice il Signore, “in qualunque prova mi invocheranno, io li esaudirò e sarò il loro Signore per sempre”. Alle 6 celebro l’ufficio delle letture e delle Lodi assieme ai ragazzi aspiranti ad essere missionari. Alle sette facciamo la colazione. 
 
Alle 7,45 vado in macchina con Nat, uno dei ragazzi che mi fa da autista, a prendere il signor Sanya, padre di Ai, 15 anni, che è nella casa di detenzione per minori. Vengono anche gli amici di Sanya: la signora Nat e suo marito Tii con due nipotini di tre e cinque anni.  Durante il viaggio parliamo dei problemi della Nat e Ti: due figli, uno di 23 e uno di 25 anni sono in prigione a Sam Kok, domani andremo a visitarli. Un altro figlio ha problemi con la moglie e si è fatto monaco buddhista da due mesi.
 
I nipotini stanno con i nonni. Tii ha un’ernia al disco che non gli permette di lavorare come vorrebbe. La moglie Nat ha avuto una vita molto travagliata. Era stata comperata da piccola da una famiglia che poi l’ha data in “prestito” a una casa di prostituzione per una somma di danaro. A 15 anni è scappata ed è vissuta con il marito presente Tii. A vent’anni ha conosciuto un australiano che le ha fatto avere il passaporto e l’ha portata per alcuni anni in Australia e poi è passata con un altro uomo in Germania e abbandonata.
 
Alle nove arriviamo alla corte per minori a Tanyaburi. Ai non è ancora arrivato e allora andiamo a fare una semplice colazione. Con cinque euro mangiamo in cinque adulti e due bambini.  Alle 10 arriva il pullmino che porta Ai dalla casa di detenzione alla corte. Io chiedo a Ai se preferisce venire a stare con me alla chiesa assieme agli altri ragazzi: lì può continuare a studiare e prepararsi per il futuro. Lui sa che il papà beve e non lavora, a casa la vita è difficile.  Alle 11 ci chiamano ad ascoltare la sentenza del giudice che condanna Ai ad altri due mesi di detenzione perché è caparbio. Il ragazzo scoppia in lacrime. Durante il pranzo ci confortiamo a vicenda sulla storia di Ai e poi portiamo a casa i nostri ospiti.
 
Ne pomeriggio stavo per andare a fare un po’ di riposo, ma mi chiama al telefono la signora Noina, della baraccopoli di Wat Sake. È in lacrime: sua figlia è stata picchiata dal marito per l’ennesima volta. Mi chiede se posso andare con lei a prendere la figlia e due nipotini di tre e un anno. Prego: “Signore dammi la forza e la sapienza di compiere anche questo servizio” e vado immediatamente. Prendo in macchina la signora Noina e sua sorella Ang. In macchina parliamo dei problemi di quest’ultima, che è stata abbandonata dal marito e picchiata dal figlio maggiore di circa trenta anni.
 
Alle 14,30 circa arriviamo alla casa della figlia della Noina. La figlia Leck, con la faccia ancora gonfia per le battiture, prende i figli e corre fuori. Il marito la rincorre e prende il figlio più grande perchè non vuole che vada via con la mamma. Nel frattempo prego in silenzio a lungo: “Signore aiutaci, abbi misericordia dei tuoi figli”. Poi un po’ alla volta convinco il papà a non aumentare il dolore del figlio e di lasciarlo andare con la mamma.
 
Arriviamo a casa verso le 21:00. In parrocchia c’è “B”, un ragazzo che avevo raccolto dalla baraccopoli di Praram Hok circa 20 anni fa. L’ho battezzato l’anno scorso. Si è sposato e ha un buon lavoro. Ma ha avuto un incidente: è stato investito da un auto e si è staccata la spalla sinistra: ci vogliono due mesi per guarire e riprendere il lavoro. Abita in una casa in affitto con la mamma che ha un tumore ed è separata dal marito, la moglie ha i piedi piatti e non può stare in piedi a lungo.
 
Finalmente ringraziando Dio che mi ha permesso di vedere la sua misericordia, faccio la doccia e vado a letto. Quanto più grande è il dolore, tanto più grande è la speranza della salvezza. E la insperata sorpresa di Dio. Quanto più grande è il peccato, tanto più grande è il perdono. Quanto più evidente è la morte, tanto più grande è la vittoria della resurrezione.
 
Assicuro a tutti le nostre preghiere e la benedizione di Dio che si è fatto povero per farci ricchi. A tutti voi, tanti auguri di vittoria sul male con la Pasqua che è il passaggio di Dio che ci libera dalla schiavitù pagando il prezzo della nostra redenzione con il Sangue del suo Unico Figlio Gesù Cristo.

 
Adriano Pelosin
  

 
Salva Segnala Stampa Esci Home