La migrazione globale è un’enorme sfida del mondo di oggi e una priorità assoluta per la Chiesa. In parole e fatti, Papa Francesco ha mostrato continuamente la sua straordinaria compassione per tutti gli sfollati. A testimonianza di tale coinvolgimento ci sono i suoi incontri con i migranti e i
rifugiati nell’isola di Lampedusa e Lesbo. Ne è testimonianza il suo appello affinché essi siano accolti a braccia aperte: accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti, i rifugiati e le vittime della tratta.

Il Santo Padre intende ora guidare la Chiesa nel suo impegno di coadiuvare la comunità mondiale nella ricerca di soluzioni globali e strutturali più efficaci per aiutare tutti questi fratelli e sorelle migranti. La comunità politica internazionale ha lanciato un processo multilaterale di consultazioni e negoziazioni con lo scopo di adottare, entro la fine del 2018, due Patti Globali (Global Compacts), uno sui migranti internazionali e l’altro sui rifugiati.

La Chiesa ha già espresso più volte la sua posizione riguardo a molti dei temi che saranno inclusi nei Global Compacts e, sulla base della sua lunga e variegata esperienza, intende contribuire attivamente ai due processi. Al fine di favorire tale contributo, la Sezione Migranti e Rifugiati (Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale) del Vaticano, dopo essersi consultata con varie conferenze episcopali e ONG cattoliche impegnate in questo settore, ha elaborato i seguenti Venti Punti di Azione. Essi sono stati approvati dal Santo Padre.

La Sezione Migranti e Rifugiati, guidata da Papa Francesco, incoraggia le Conferenze Episcopali a prodigarsi affinché la natura dei Global Compacts e i Punti vengano spiegati a tutte le parrocchie e le organizzazioni ecclesiali, con l’intenzione di promuovere una solidarietà più efficace verso i migranti e i rifugiati.
 
Dato l’ampio raggio di questioni affrontate nei Punti, ogni Conferenza Episcopale potrà dare priorità a quelli che ritenesse più rilevanti nel proprio contesto nazionale, per poi portarli all'attenzione del proprio governo, cercando di sensibilizzare soprattutto i responsabili dei negoziati relativi a ciascun Global Compact.
 
Ogni Stato ha già cominciato ad elaborare la propria posizione e le negoziazioni avranno luogo durante i primi sei o otto mesi del 2018. Gli stessi Venti Punti espressi in un linguaggio più formale o “politico”, sono allegati (Venti Punti di Azione per i Patti Globali) al fine di essere usati nell’advocacy. Anche se fortemente fondati nell’esperienza e nel magistero della Chiesa, i 20 Punti vogliono essere offerti come considerazioni meritevoli a tutte le persone di buona volontà che intendano metterli in atto e lavorare affinché siano inclusi nelle negoziazioni del proprio Paese.
 
Tutti i Leader e i membri di tutte le fedi e le organizzazioni della società civile sono invitati ad unirsi in questo sforzo! Dobbiamo essere uniti nell’accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone costrette a lasciare le proprie case e a cercarne una nuova in mezzo a noi.
 
 
I - Accogliere: aumentare le vie sicure e legali per migranti e rifugiati
 
La decisione di emigrare deve essere libera e volontaria. La migrazione deve prodursi ordinatamente nel rispetto delle leggi di ciascun paese interessato. A tal fine la Chiesa insiste sui punti sotto elencati.

1. Non si possono effettuare espulsioni arbitrarie e collettive di migranti e rifugiati. Bisogna sempre rispettare il principio di "non refoulement", ossia non si possono rimandare indietro migranti e rifugiati in paesi considerati non sicuri. Tale principio si basa sulla sicurezza che può essere effettivamente garantita alla persona e non su una valutazione sommaria della sicurezza generale del paese. Per questo la composizione di liste di “paesi sicuri” non risulta di alcuna utilità, in quanto non considera i bisogni reali di protezione dei rifugiati.

2. Le vie legali per una migrazione sicura e volontaria, così come per il ricollocamento di rifugiati, devono essere ampliate attraverso l’uso maggiore di visti umanitari e di visti per studenti e apprendisti, l’adozione di corridoi umanitari per le persone più vulnerabili, l’adozione di programmi di sponsorship privata e comunitaria, l’adozione di programmi di ricollocamento di rifugiati, l’uso maggiore di visti per ricongiungimento familiare (includendo nonni, fratelli e nipoti), l’adozione di visti temporanei speciali per le persone che scappano dai conflitti nei paesi confinanti, l'adozione di programmi di accoglienza diffusa.

3. La prospettiva della sicurezza della persona deve sempre prevalere su quella della sicurezza nazionale, nel profondo rispetto dei diritti inalienabili di migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Questo può essere ottenuto attraverso una formazione adeguata degli agenti di frontiera, la garanzia di accesso a servizi basici a tutti i migranti, richiedenti asilo e rifugiati, l’assicurazione di protezione a chiunque scappi da guerre e violenze e la preferenza di soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati.
 
 
II - Proteggere: difendere i diritti e la dignità dei migranti e dei rifugiati
 
La Chiesa sottolinea la necessità di un approccio integrale alla questione migratoria, che metta al centro la persona umana in tutte le sue dimensioni, nel profondo rispetto della sua dignità e dei suoi diritti. Il diritto alla vita è quello più fondamentale e il suo esercizio non può dipendere dallo stato migratorio di una persona. A tal fine la Chiesa insiste sui punti sotto elencati.

4. Gli emigranti devono essere protetti dalle autorità dei loro paesi di origine attraverso l’offerta di informazioni certe e certificate prima della partenza, la certificazione e normazione delle agenzie di emigrazione, la costituzione di un dipartimento ministeriale dedicato alla diaspora e l’offerta di assistenza e protezione consolare all’estero.
 
5. Gli immigrati devono essere protetti dalle autorità del paese di arrivo onde prevenire il loro sfruttamento, il lavoro forzato e la tratta. Questo può essere ottenuto attraverso la proibizione ai datori di lavoro di trattenere i documenti di identità dei lavoratori, la garanzia di accesso alla giustizia per tutti i migranti indipendentemente dal loro status e senza conseguenze negative per la loro permanenza, l’assicurazione della possibilità di aprire conti bancari personali e la determinazione di un salario minimo da pagarsi almeno una volta al mese.

6. I migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati devono essere messi nella condizione di poter utilizzare al meglio le loro capacità e competenze così da contribuire al loro benessere e a quello della comunità. Questo si può ottenere attraverso la garanzia di libertà di movimento all’interno del paese, la concessione di permessi di lavoro, il coinvolgimento delle comunità locali nell’accoglienza di richiedenti asilo, l’accesso ampio ai mezzi di telecomunicazione e lo sviluppo di programmi di reintegrazione lavorativa e sociale per coloro che decidono di ritornare in patria.

7. Le situazioni di vulnerabilità di minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia devono essere trattate in accordo ai dettami della Convenzione internazionale sui Diritti dell’infanzia. Questo può essere ottenuto attraverso l'identificazione di soluzioni alternative alla detenzione per migranti minorenni in situazione irregolare, l’offerta di custodia temporanea o affidamento per minori non accompagnati o separati e l’istituzione di centri di accoglienza diversi per famiglie, minori e adulti.

8. Tutti i migranti minorenni devono essere protetti in accordo ai dettami della Convenzione internazionale sui Diritti dell’infanzia. Questo può essere ottenuto attraverso la garanzia che i migranti minorenni non diventino irregolari al compimento della maggiore età e possano continuare con i loro studi e la registrazione e certificazione obbligatoria di tutte le nascite.

9. Bisogna assicurare l’accesso all’istruzione a tutti i minori migranti, richiedenti asilo e rifugiati garantendo loro accesso alla scuola primaria e secondaria di tutti indipendentemente dallo status migratorio con uno standard uguale ai cittadini.

10. Bisogna assicurare ai migranti e ai rifugiati un accesso adeguato al welfare garantendo il loro diritto alla salute e all’assistenza sanitaria di base, indipendentemente dallo status migratorio, assicurando l’accesso ai schemi pensionistici nazionali e garantendo la portabilità dei contributi in caso di rimpatrio.

11. Bisogna evitare che migranti e rifugiati diventino apolidi garantendo il diritto a una nazionalità secondo le convenzioni internazionali e assicurando la cittadinanza a tutti i bambini al momento della nascita.
 
 
III - Promuovere: favorire lo sviluppo umano integrale dei migranti e rifugiati
 
La Chiesa evidenzia la necessità di promuovere lo sviluppo umano integrale dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati assieme a quello delle comunità locali. Tutti i paesi devono includere i migranti, richiedenti asilo e rifugiati nei loro piani di sviluppo nazionale. A tal fine la Chiesa insiste sui punti sotto elencati.
 
12. Bisogna garantire il riconoscimento e lo sviluppo delle competenze dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati nel paese di arrivo attraverso la garanzia di accesso all’istruzione terziaria, ad altri corsi di perfezionamento, ad apprendistati e programmi di stage alla pari dei cittadini e attraverso processi di valutazione e convalidazione dei titoli di studio ottenuti altrove.

13. Bisogna promuovere l’inserimento socio-lavorativo dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati nelle comunità locali attraverso il riconoscimento della loro libertà di movimento e di scelta del luogo di residenza, garantendo la possibilità di lavorare a richiedenti asilo e rifugiati, offrendo a tutti corsi di lingua locale, corsi su usi e costumi locali e producendo materiale informativo nelle loro lingue originali.

14. Bisogna sempre promuovere e preservare l’integrità e il benessere della famiglia, indipendentemente dallo status migratorio. Questo può essere ottenuto favorendo un ricongiungimento familiare ampliato (nonni, fratelli e nipoti) e slegato da requisiti economici, concedendo la possibilità di lavorare ai familiari ricongiunti, promuovendo il ritrovamento dei famigliari dispersi, proibendo ogni abuso lavorativo perpetrato su minori e assicurando che il coinvolgimento di questi ultimi in attività lavorative non vada a scapito della loro salute e del loro diritto all’istruzione.

15. Bisogna assicurare ai migranti, richiedenti asilo e rifugiati con bisogni speciali e vulnerabilità lo stesso trattamento riservato ai cittadini nelle medesime condizioni, garantendo loro l’accesso agli ausili per disabili indipendentemente dal loro status migratorio e promuovendo l’inclusione di minori non accompagnati o separati in situazione di disabilità nei programmi educativi speciali previsti per i cittadini.

16. E’ necessario aumentare la quota di cooperazione internazionale allo sviluppo e di aiuti umanitari inviata ai paesi che ricevono ingenti flussi di rifugiati e migranti in fuga da conflitti armati, in modo che tutti ne beneficino indipendentemente dallo status migratorio. Questo può essere ottenuto finanziando lo sviluppo di strutture e infrastrutture di assistenza medica, educativa e sociale nei luoghi di arrivo e includendo tra i destinatari degli aiuti e dei programmi di assistenza le famiglie locali che si trovano in situazione disagiata.

17. Deve essere sempre garantita la libertà religiosa, sia in termini di professione che di pratica, a tutti i migranti, richiedenti asilo e rifugiati, indipendentemente dal loro status migratori.
 
 
IV - Integrare: arricchire le comunità locali attraverso una maggiore partecipazione di migranti e rifugiati
 
La presenza di migranti, richiedenti asilo e rifugiati rappresenta un’opportunità di crescita per tutti, tanto per i locali quanto per gli stranieri. L’incontro di culture diverse è fonte di arricchimento mutuo. L’inclusione partecipativa di tutti contribuisce allo sviluppo delle nostre società. A tal fine la Chiesa insiste sui punti sotto elencati.

18. Bisogna favorire l’integrazione, intesa come processo bidirezionale che riconosce e valorizza la ricchezza della cultura dell’altro. Questo può essere ottenuto riconoscendo la cittadinanza alla nascita, concedendo rapidamente la nazionalità a tutti i rifugiati, slegando la
nazionalizzazione da criteri economici e di conoscenza linguistica (almeno per gli over 50), ampliando i canali di ricongiungimento familiare e concedendo regolarizzazioni straordinarie per migranti che abbiamo risieduto nel territorio nazionale per lunghi periodi.

19. E’ necessario promuovere una narrativa positiva sulla solidarietà verso migranti, richiedenti asilo e rifugiati attraverso il finanziamento di attività di scambio interculturale, la documentazione e diffusione delle “buone pratiche” relative all’integrazione di migranti e rifugiati, assicurando che gli annunci pubblici siano fatti almeno nelle lingue parlate dalla maggior parte dei migranti e dei rifugiati e promuovendo programmi di integrazione nelle comunità locali.

20. Agli stranieri costretti a scappare a causa di crisi umanitarie sorte in terra di emigrazione e inseriti nei programmi di evacuazione e/o rimpatrio assistito devono essere assicurate le condizioni per la reintegrazione nel paese d’origine. Questo può essere ottenuto attraverso l’aumento dei fondi dedicati allo sviluppo di infrastrutture nei luoghi di ritorno e all’assistenza temporaria dei lavoratori vittime di una crisi umanitaria all’estero e attraverso il riconoscimento dei titoli e delle professioni acquisite all’estero dagli stessi lavoratori e il loro rapido inserimento nel mercato del lavoro del paese di origine.


Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale
 
(articolo tratto da www.migrants-refugees.va)
  

 
Salva Segnala Stampa Esci Home