1. Introduzione
 
La riflessione che vi offro vuole concentrarsi sul valore della lectio divina nella vita cristiana, ed è suggestivo che per questo incontro ci troviamo nella chiesa dedicata a Santa Verdiana, una donna trasportata dalla sua ricerca di fede a visitare luoghi lontani, come Santiago di Compostela e Roma; una donna che infine ha voluto radicare la sua fede qui a Castelfiorentino, dove era nata e cresciuta.
 
Una donna che fece della sua preghiera ardente la forza della sua vita; che fece della preghiera la manifestazione quotidiana della sua relazione personale con il Signore; che visse la preghiera come capacità di ascoltare chi a lei si confidava, di accogliere le sofferenze che a lei venivano affidate, di sanare le ferite dell’anima e del corpo di coloro che accorrevano a lei; che fece della sua preghiera una vera forza di accoglienza, accoglienza totale: a uomini poveri, donne, bambini, vescovi e cardinali, e perfino alle bestie selvatiche come i due serpenti che la tradizione dice essere stati la sua sola compagnia nella sua solitudine.

Santa Verdiana fece della preghiera la luce della sua vita, una luce splendente, come la stella del mattino, la stella Diana di cui porta il nome. La sua vita ci offre l’occasione proprio per riflettere sul valore dalla preghiera nella nostra vita di cristiani oggi.
 
1.2. Le vie di conoscenza di Gesù
 
Dobbiamo essere coscienti che nella nostra società di oggi tutto rischia di essere letto e vissuto come prestazione, tutto è valutato sull’efficacia, sulla velocità, tutto rischia di essere mera esecuzione, dovere. Tutto questo non ha niente a che fare con la preghiera cristiana, che nella sua essenza è spazio di ascolto, è luogo di conoscenza ed è possibilità di relazione.

Nella preghiera il cristiano vive ed esprime il suo anelito a conoscere Gesù e soprattutto il suo desiderio di incontrare Gesù e certamente le vie di conoscenza e di incontro con Gesù sono molte.

Le tradizioni
Nella nostra vita di cristiani abbiamo innanzi tutto a disposizione le tradizioni, che sono l’eredità di fede che riceviamo dalla Chiesa e dagli altri cristiani che ci hanno preceduto nella fede. Le tradizioni ci offrono notizie su Gesù che noi spesso assumiamo neanche con piena consapevolezza.
 
Basti pensare a quante immagini di Gesù ci sono state trasmesse nell’infanzia e si sono sedimentate in noi e sono quel terreno, quell’humus fecondo per la sempre rinnovata comprensione della nostra fede di cui ciascuno è responsabile. In questo spazio si situano le preghiere quotidiane che ci accompagnano, arricchite dalle devozioni che la comunità dei fedeli fa sue e che cambiano nel tempo.
La liturgia
Poi c’è il veicolo della liturgia, che la Tradizione per eccellenza: è il veicolo principale attraverso la quale la maggior parte dei cristiani impara a conoscere chi è Gesù Cristo. Pensiamo all’Eucaristia domenicale e alle sue orazioni; pensiamo all’ufficio delle ore e al canto dei salmi che ha accompagnato la chiesa in tutta la sua storia.

La Scrittura
E poi certo per eccellenza c’è la via delle scritture, che concretamente significa ricorrere a una pagina scritta, a un testo preciso; e qui si situa il valore della Lectio Divina su cui stasera ci soffermiamo. Ed è la scrittura che rimane norma della fede, ciò che non cambia e che sempre nutre le preghiere tradizionali e le liturgie dei cristiani e che sempre le giudica.

Ma la scrittura esige da noi una duplice responsabilità, un duplice lavoro: da un lato ci è chiesta la serietà di ogni lettura di un testo e dall’altro lato il grande lavoro di confronto con la vita della comunità ecclesiale e la nostra vita personale.
 
1.3. Gesù uomo di Preghiera
 
Per parlarvi della preghiera cristiana e della Lectio Divina non dobbiamo fare altro che trarre insegnamento dalla figura di Gesù e la sua preghiera. Perché è lui che, secondo una parola della Lettera agli Ebrei, è la fede perfetta, l’iniziatore della nostra fede, l’autore della nostra fede e colui che porta a compimento la nostra fede.

Ed è interessante che i vangeli ci consegnano di Gesù non solo gli insegnamenti e le opere meravigliose e non solo tutta la sua umanità, vista nei suoi aspetti più diversificati. I vangeli ci offrono anche un altro volto di Gesù: era uomo di preghiera. Attraverso la preghiera di Gesù e il suo modo di pregare possiamo individuare la via che dobbiamo percorrere per fare della nostra preghiera una vera preghiera cristiana.
La preghiera liturgica
Il primo elemento importante della preghiera di Gesù è la partecipazione alla preghiera del suo popolo. Il vangelo ci narra di come Gesù frequentava le sinagoghe e il tempio soprattutto il giorno di sabato. È nella sinagoga che Gesù fu iniziato alla preghiera ebraica, la preghiera del suo popolo e all’ascolto dei testi biblici, al canto dei salmi, alla preghiera delle benedizioni, come avveniva per qualunque altro ebreo.

La preghiera personale
Eppure i vangeli ci narrano anche la preghiera personale di Gesù, sempre in ricerca di uno spazio solitario: il deserto, la montagna o semplicemente in disparte, da solo, solo a solo con il Padre. Ricordiamo l’insegnamento di Gesù,: «Tu quando preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre Tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà» Mt 6,6.
 
Con queste parole allude chiaramente alla sua esperienza personale di preghiera. Nella parola camera c’è da in tendere l’idea di uno spazio intimo, la camera più interna, più lontana degli sguardi, luogo di nascondimento, di solitudine, uno spazio ritirato, silenzioso. Lontano dalle voci, da tutte le voci: voci di lode, voci di critica, voci di supplica.
 
La preghiera è vissuta da Gesù per rientrare in se stesso, per non lasciarsi determinare dalle voci esterne che potevano confonderlo. La preghiera rispecchia il suo bisogno di fermarsi nel silenzio e nella solitudine. Preghiera come spazio di solitudine, come spazio di silenzio, di non visibilità di non esibizione. È in questo spazio che Gesù trovava accesso alla confidenza con Dio e trovava lucidità per riconoscere la presenza del Padre accanto a lui.
 
1.4. La preghiera è ascolto
 
Soprattutto Gesù ha vissuto la preghiera come spazio di ascolto. L’apostolo Paolo, nella lettera ai romani dirà esplicitamente che la fede nasce dall’ascolto. Il Dio di Israele si rivela innanzitutto come parola e così fa del suo popolo un soggetto in ascolto. L’ascolto è la vocazione permanente del popolo di Israele e quindi di ogni credente.
 
Anche quando la preghiera del credente diventa parola, è sempre una parola seconda, una parola che risponde, che segue la parola che Dio stesso ha rivolto al suo popolo. Che l’ascolto della parola di Dio sia stato fondamentale per la preghiera di Gesù, è testimoniato da tutti quei passi in cui Gesù cita la scrittura applicandola a se stesso, manifestando così di averla interiorizzata e pregata, tanto da vedervi implicata la propria esistenza.
 
Pensiamo solo alla scena delle tentazioni, in cui Gesù combatte Satana sulla base delle scritture. In quella scena Satana è esempio di chi conosce le Scritture, ma non le sa ascoltare: cita le scritture, ma in modo diabolico, per tentare di minare la fiducia che Gesù nutre nei confronti del Padre. Satana significa: il Divisore, colui che vuole dividere, separare, allontanare l’uomo da Dio.

Gesù, invece, cita la scrittura per ricollocare sempre la sua vita e la sua persona davanti a dio, in relazione con Dio. Ascoltando la scrittura Gesù riceve in dono la sua verità, la sua identità e la fa sua. Mantenendosi in atteggiamento di ascolto Gesù riconosce e custodisce i limiti della sua umanità, del suo essere uomo. Attraverso l’ascolto delle scritture Gesù conosce la sua umanità, riconosce la fedeltà a cui è chiamato e diviene capace di gesti e parole responsabili.

La Lectio Divina non è altro che questo percorso fatto di ascolto delle scritture per divenire uomini capaci di una risposta responsabile nel nostro quotidiano.
 
 
2. I fondamenti della Lectio Divina
 
2.1. Introduzione
 
La lectio divina non è quindi una tecnica, ma l’arte cristiana dell’ascolto della Scrittura, o meglio: é l’atto di lettura della Bibbia chiamato a divenire ascolto della Parola di Dio, incontro e relazione con il Signore che parla attraverso la pagina biblica. Questo significa che occorre, prima di tutto, essere consapevoli che non c’è stretta identificazione fra Bibbia e Parola di Dio. Questo è un tema importante, su ora non mi dilungo, ma che possiamo riprendere dopo nello spazio delle domande se lo desiderate.

La lectio divina è l’arte dell’interpretazione Spirituale (ermeneutica spirituale) della Scrittura, ma questo significa che solo attraverso un’introduzione e un’iniziazione ad una prassi di lettura della Bibbia nello Spirito si può dare sostanza alla ritrovata centralità della Parola di Dio all’interno della chiesa, della comunità e all’interno delle nostre vite personali.
 
2.2. Cos’è la Lectio Divina
 
La lectio divina ripropone i principi basilari di lettura della Scrittura elaborati già all’interno dell’ ebraismo e poi passati nella tradizione cristiana. La lectio divina è una lettura della Scrittura nella fede, nella preghiera, nell’apertura allo Spirito: è una lettura che diviene ascolto della Parola di Dio tramite la pagina biblica si rivolge “a noi oggi”. Questa lettura/ascolto opera un approfondimento dei livelli semantici del testo biblico, un approfondimento dei diversi significati della Scrittura. La tradizione ha individuato quattro principali livelli di significato.

Quattro livelli di senso che corrispondono sostanzialmente agli approfondimenti che la lectio divina fa compiere al fedele che legge la Scrittura: c’è il primo livello storico-letterale (lectio); il secondo livello è già un vero approfondimento, è il livello rivelativo e teologico che fa emergere il messaggio centrale (meditatio); c’è poi il terzo livello, che è la nostra risposta con la preghiera e con la custodia della Parola di DIo(oratio); fino ad arrivare al quarto livello, la contemplazione, che ci rendere partecipe dello sguardo di Dio sulle realtà umane (contemplatio).

Sottolineo subito che nella contemplazione cristiana appartiene l’impegno concreto nell’esistenza, la realizzazione della Parola ascoltata. Non c’è nessuna fuga mistica o teoretica nella contemplazione cristiana.

La formulazione di Guigo il Certosino

Lo schema di lectio divina appena proposto, in quattro tappe (lectio, meditatio, oratio, contemplatio) non è certo l’unico elaborato nel medioevo cristiano, ma è il più lucido ed essenziale. Esso è stato formulato da Guigo II Certosino (XII sec.), ne La scala di Giacobbe, in questi termini: “Un giorno, mentre ero occupato nel lavoro manuale, presi a riflettere sull’attività spirituale dell’uomo.
 
Allora improvvisamente quattro gradini spirituali si offersero alla mia riflessione, e cioè la lettura, la meditazione, l’orazione e la contemplazione. (...) La lettura è un accurato esame delle Scritture che nasce da un impegno della nostra mente (spirito). La meditazione è un’opera della mente che si applica a scavare nella verità più nascosta sotto la guida della propria ragione.
 
L’orazione è la nostra risposta amante del cuore in Dio allo scopo di estirpare il male e conseguire il bene. La contemplazione è l’impegno nella nostra vita fino all’innalzamento al di sopra di sé da parte dell’anima che gusta finalmente le gioie della dolcezza eterna”. Questo schema non fornisce una ricetta, ma l’indicazione di un cammino: è un abbozzo, un itinerario pedagogico che non va assunto con meccanicismo e pedanteria.
 
Più ancora che di una “tecnica” si tratta di un’“arte”. È normale che nelle diverse età della vita (anagrafica e spirituale) si accordi maggior peso all’uno o all’altro dei momenti della lectio divina. Avviene spesso che agli inizi, quando occorre ancora impratichirsi con la Bibbia, i momenti della lectio e della meditatio, dello sforzo - anche di studio - per la comprensione del testo, siano prevalenti.
 
Più avanti nella vita spirituale risulterà preponderante e anche più immediato il passaggio all’oratio, alla risposta di fede e di preghiera al messaggio del testo, fino all’impegno concreto nella vita. È importante sottolineare che preghiera e azione, nel dinamismo della lectio divina, sono strettamente connessi. La Lectio deve essere anche assunzione di responsabilità nel quotidiano della vita.
 
2.3. La Prassi
 
Lectio: L’atto iniziale della lectio divina è un atto di lettura. Credo che oggi, in un tempo in cui si legge poco, soprattutto si legge in fretta, per immagazzinare il massimo nel minor tempo possibile, occorra imparare e insegnare a leggere, a rapportarsi dialetticamente a un libro, e in particolare a quel libro così esigente che è la Bibbia. È sulla Bibbia, infatti, e solo su di essa, che si esercita la lectio divina. La lectio divina è lettura della Scrittura.

Come scegliere i testi da leggere? O si sceglie un libro e se ne fa una lettura continua, (leggendolo pericope per pericope, giorno dopo giorno), oppure si fa la lectio divina sui testi (o su un solo testo) della liturgia del giorno. Nel primo caso l’arricchimento è costituito dal poter entrare in profondità in un libro biblico cogliendolo nel suo complesso, mentre nel secondo è dato dalla compenetrazione fra preghiera personale e preghiera liturgica.
 
Meditatio. La meditazione non deve essere intesa nel senso di una meditazione introspettiva di stampo o in una autoanalisi psicologizzante. Essa è invece un approfondimento del senso del testo letto, e in questa operazione di approfondimento possono intervenire degli strumenti di studio, di consultazione, dunque dizionari biblici, commentari, ecc.
 
La lectio divina non va confusa con lo studio di un testo biblico, però lo studio può e deve essere integrato nella lectio divina. Si tratta infatti di superare l’alterità del testo, la distanza che ci separa da testi scritti molto tempo fa e in lingue e contesti culturali molto diversi dai nostri.
 
Oratio. Il movimento dialogico che si instaura fra il lettore e il testo diviene il dialogo orante in cui il credente si rivolge a Dio con il “tu”. Qui ovviamente non ci sono indicazioni precise da dare, se non l’esortazione alla docilità allo Spirito e alla Parola ascoltata. Questa Parola infatti plasma la preghiera orientandola nel senso dell’intercessione o del ringraziamento o della supplica o dell’invocazione... Può avvenire che la preghiera si manifesti semplicemente con un silenzio di adorazione.
 
Contemplatio. La contemplazione è appunto l’ultimo “gradino” di questa scala ideale. La contemplazione non designa uno stato estatico e neppure allude a “visioni”, ma indica la progressiva conformazione dello sguardo dell’uomo a quello divino; indica così l’acquisizione di uno spirito di ringraziamento e di compassione, di discernimento e di makrothymía, di pazienza e di pace.
 
Come la Parola tende all’Eucaristia, così la lectio divina plasma progressivamente un uomo eucaristico, capace di gratitudine e di gratuità, di discernimento della presenza del Signore nell’altro e nelle diverse situazioni dell’esistenza: iniziata con l’invocazione dello Spirito, essa sfocia nella contemplazione, nel ringraziamento, nella lode. La lectio divina tende all’eucaristia..
 
Il cristiano plasmato dalla Parola di Dio, sarà un uomo e una donna di carità, capace di agape, perché conformato a Cristo, perché assimilato ai sentimenti di Cristo. La lectio divina disegna così una parabola che inizia con l’ascolto e che tramite la preghiera sfocia nella vita
 
Conclusione
 
Alla luce di quanto detto, dovrebbe risultare chiaro che la lectio divina tende a fare l’unità tra vita e fede, tra esistenza e preghiera, tra umano e spirituale, tra interiorità ed esteriorità. lectio divina è dunque un movimento respiratorio, in cui ciò che viene “inspirato” è la parola di Dio, la sua volontà, e ciò che viene “espirato” è l’amore gratuito gli uni verso gli altri.

 
fratel Emiliano Biadene
 
(articolo tratto da www.alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it)

 

 
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