Quasi metà della popolazione del mondo continua a non avere accesso ai servizi sanitari essenziali e milioni di famiglie finiscono con l’impoverirsi perché devono pagare l'assistenza sanitaria di tasca propria. Sono alcune delle conclusioni emerse dall’ultimo rapporto pubblicato [...] dalla Banca Mondiale (BM) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla copertura sanitaria nel mondo.
 
Secondo i ricercatori attualmente circa 800 milioni di persone (circa il 12% della popolazione mondiale) spende almeno il 10% del suo budget familiare in cure mediche per sé stessi, un bambino malato o un altro membro della famiglia. Sono invece circa 100 milioni coloro che a causa di queste spese vengono spinti in situazioni di “estrema povertà” e costretti a vivere con meno di due dollari al giorno.
 
L’UHC o “Copertura sanitaria universale” rientra nei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, redatti dall’Onu nell’Agenda 2030, e consiste nel fornire a tutti uno spettro di servizi essenziali, dalla prevenzione fino al trattamento e alla riabilitazione, senza provocare difficoltà finanziarie. Stando ai risultati del rapporto, il maggior livello di copertura è stato raggiunto nell’Asia dell’est, in Europa e in Nord America, mentre in coda si trovano le regioni meridionali dell’Asia e l’Africa subsahariana.
 
Se si colmasse il gap esistente tra il valore minimo di UHC registrato e il massimo, l’aspettativa di vita aumenterebbe di 21 anni. Ciononostante ci sono anche risultati positivi, perché nel 21° secolo è aumentato il numero di persone in grado di ottenere alcuni servizi sanitari chiave come l'immunizzazione, la pianificazione familiare, nonché il trattamento antiretrovirale per l’hiv (passato dal 2% del 2000 al 56% nel 2016) e le zanzariere trattate con insetticida per prevenire la malaria (dall’1% del 2000 al 54% nel 2016).
 
Ma il progresso è ancora molto irregolare e ampie lacune emergono in Africa, dove le cure sono ancora un privilegio per pochi. Il continente soffre ancora di mancanza di mezzi, strutture capillari e personale qualificato (secondo l’Onu, l’Africa fino a pochi anni fa deteneva solo il 3% del personale sanitario mondiale), ma tutto è collegato alla scarsità di fondi.
 
Questo è l’ostacolo principale allo sviluppo del sistema sanitario, come sottolineato anche dal direttore regionale dell’Oms per l’Africa, Matshidiso Moeti in una recente intervista rilasciata ad Al Jazeera: “Le deboli economie di molte nazioni africane dipendenti da aiuti internazionali, non riescono a rispondere alla domanda della popolazione in continua crescita”. In più, i governi che quei fondi magari li avrebbero, devono ancora capire che “la buona salute pubblica contribuisce direttamente allo sviluppo socio-economico”.
 
Di sicuro lo si è visto durante la drammatica epidemia di ebola esplosa nel 2013 in Africa occidentale che provocò la morte di 11.300 persone e di più di 28 mila contagi. Oltre ai limiti di sistemi sanitari deboli come quelli di Guinea, Sierra Leone e Liberia (i paesi più colpiti), mancarono fondi anche per la formazione di esperti in loco e per il coordinamento tra sistemi sanitari nazionali ed Oms (che allora mostrò molti limiti) e ciò rallentò ulteriormente la risposta al virus.
 
Anche la lotta a grandi mali da sempre presenti nel continente, viene osteggiata dalla mancanza di risorse investite. Ad esempio, nonostante gli ottimi risultati ottenuti nella lotta alla malaria, il 91% dei 445 mila decessi nel mondo nel 2016, viene ancora registrato in Africa. Per ottenere una vera svolta, bisognerebbe che gli Stati puntassero massicciamente sulla prevenzione sanitaria, ma si continua a tergiversare.
 
Lo scorso maggio è stato nominato per la prima volta un africano come direttore dell’Oms, l’ex ministro della Sanità etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus. Nonostante alcune ombre sul suo passato, in molti sperano che la sua conoscenza diretta dei problemi africani faciliti il coordinamento degli aiuti e che la sua provenienza possa essere usata per far pressione sui governanti, affinché si impegnino più seriamente.
 
 
(articolo tratto da www.nigrizia.it)
  

 
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