Discorso di Papa Francesco per la celebrazione mariana Virgen de la Puerta, tenutasi a Plaza de Armas, nella città peruviana di Trujillo,  durante il viaggio apostolico in Cile e Perù (sabato 20 gennaio 2018):
 
 
Cari fratelli e sorelle!
 
Ringrazio Mons. Héctor Miguel per le sue parole di benvenuto a nome di tutto il popolo di Dio pellegrino in queste terre. In questa bella e storica piazza di Trujillo che ha saputo suscitare sogni di libertà in tutti i peruviani ci raduniamo oggi per incontrarci con la “Mamita de Otuzco”. So che molti di voi hanno dovuto fare molti chilometri per essere qui, riuniti sotto lo sguardo della Madre.
 
Questa piazza si trasforma così in un santuario a cielo aperto in cui tutti vogliamo lasciarci guardare dalla Madre, dal suo materno e tenero sguardo. Madre che conosce il cuore dei peruviani del nord e di tante altre parti; ha visto le loro lacrime, le loro risa, le loro aspirazioni. In questa piazza si vuole custodire la memoria di un popolo che sa che Maria è Madre e non abbandona i suoi figli. La casa si veste a festa in maniera speciale.
 
Ci accompagnano le immagini venute da diversi angoli di questa regione. Insieme con l’amata Immacolata Vergine della Porta di Otuzco, saluto e do il benvenuto alla Santissima Croce di Chalpón de Chiclayo, al Signore Prigioniero de Ayabaca, alla Vergine delle Grazie de Paita, al Divino Bambino del Miracolo de Eten, alla Vergine Addolorata di Cajamarca, alla Vergine dell’Assunzione di Cutervo, alla Immacolata Concezione di Chota, a Nostra Signora di Alta Grazia di Huamachuco, a Santo Toribio di Mongrovejo di Tayabamba (Huamachuco), alla Vergine Assunta di Chachapoyas, alla Vergine dell’Assunzione di Usquil, alla Vergine del Soccorso di Huanchoco, e alle Reliquie dei Martiri Conventuali de Chimbote.
 
Ogni comunità, ogni angolino di questa terra viene accompagnato dal volto di un santo, dall’amore per Gesù Cristo e per sua Madre. E contemplare che dove c’è una comunità, dove ci sono vita e cuori palpitanti e ansiosi di trovare motivi di speranza, motivi per il canto, per la danza, per una vita degna… lì c’è il Signore, lì troviamo sua Madre e anche l’esempio di tanti santi che ci aiutano a rimanere lieti nella speranza.
 
Con voi rendo grazie per la delicatezza del nostro Dio. Egli cerca di avvicinarsi ad ognuno nella modalità in cui può accoglierlo, e così nascono i più diversi titoli. Esprimono il desiderio del nostro Dio di essere vicino ad ogni cuore, perché la lingua dell’amore di Dio si pronuncia sempre “in dialetto”, non conosce altro modo per farlo, e inoltre risulta motivo di speranza vedere come la Madre assume i tratti dei figli, i vestiti, il dialetto dei suoi per renderli partecipi della sua benedizione.
 
Maria sarà sempre una Madre meticcia, perché nel suo cuore trovano posto tutte le razze, perché l’amore cerca tutti i mezzi per amare ed essere amato. Tutte queste immagini ci ricordano la tenerezza con cui Dio vuole essere vicino ad ogni villaggio, ad ogni famiglia, a te, a te, a me, a tutti. Conosco l’amore che avete per l’Immacolata Vergine della Porta di Otuzco che oggi, insieme a voi, desidero proclamare Vergine della Porta, “Madre della Misericordia e della Speranza”.
 
Vergine cara che, nei secoli passati, dimostrò il suo amore per i figli di questa terra quando, collocata sopra una porta, li difese e li protesse dalle minacce che li affliggevano, suscitando l’amore di tutti i peruviani fino ai nostri giorni. Ella continua a difenderci e a indicarci la Porta che ci apre la via verso la vita autentica, la Vita che non marcisce. Ella è colei che sa accompagnare ad uno ad uno i suoi figli perché tornino a casa.
 
Ci accompagna e ci conduce fino alla Porta che dà Vita perché Gesù vuole che nessuno rimanga fuori, alle intemperie. Così accompagna «la nostalgia di tanti di ritornare alla casa del Padre, che attende la loro venuta»[1] e tante volte non sanno come tornare. Diceva San Bernardo: «Tu che ti senti lontano dalla terra ferma, sbattuto dalle onde di questo mondo, in mezzo a burrasche e tempeste: guarda la stella e invoca Maria»[2]. Ella ci indica la via di casa, Ella ci conduce a Gesù che è la Porta della Misericordia, e ci lascia con Lui, non chiede niente per sé, ci porta a Gesù.
 
Nel 2015 abbiamo avuto la gioia di celebrare il Giubileo della Misericordia. Un anno in cui ho invitato tutti i fedeli a passare per la Porta della Misericordia, attraverso la quale – scrivevo – «chiunque entrerà potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona e dona speranza».[3] E voglio ripetere insieme con voi lo stesso desiderio che avevo allora: «Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio!».[4]
 
Come desidero che questa terra che ospita la Madre della Misericordia e della Speranza possa moltiplicare e trasmettere dappertutto la bontà e la tenerezza di Dio. Perché, cari fratelli, non c’è medicina migliore per curare tante ferite che un cuore capace di misericordia, un cuore capace avere compassione davanti al dolore e alla disgrazia, davanti all’errore e alla voglia di rialzarsi di tanti che non sanno come poterlo fare.
 
La compassione è attiva perché «abbiamo imparato che Dio si china su di noi (cfr Os 11,4) perché anche noi possiamo imitarlo nel chinarci sui fratelli».[5] Chinandoci specialmente davanti a quelli che più soffrono. Come Maria, essere attenti a quelli che non hanno il vino della gioia, come accadde alle nozze di Cana.
 
Guardando a Maria, non vorrei concludere senza invitarvi a pensare a tutte le madri e le nonne di questa Nazione; sono vera forza motrice della vita e delle famiglie del Perù. Che cosa sarebbe il Perù senza le madri e le nonne? Che cosa sarebbe la nostra vita senza di loro? L’amore per Maria ci deve aiutare a generare atteggiamenti di riconoscenza e gratitudine nei riguardi della donna, nei riguardi delle nostre madri e nonne che sono un baluardo nella vita delle nostre città. Quasi sempre silenziose portano avanti la vita. E’ il silenzio e la forza della speranza. Grazie per la vostra testimonianza!
 
Riconoscere e ringraziare; ma guardando alle madri e alle nonne voglio invitarvi a lottare contro una piaga che colpisce il nostro continente americano: i numerosi casi di femminicidio. E sono molte le situazioni di violenza che sono tenute sotto silenzio al di là di tante pareti. Vi invito a lottare contro questa fonte di sofferenza chiedendo che si promuova una legislazione e una cultura di ripudio di ogni forma di violenza.
 
Fratelli, la Vergine della Porta, Madre della Misericordia e della Speranza, ci mostra la via e ci indica la migliore difesa contro il male dell’indifferenza e dell’insensibilità. Ella ci conduce a suo Figlio e così ci invita a promuovere e irradiare «una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli».[6] Che la Vergine vi conceda questa grazia.
 
 
 
 
 
 
 
[1] Lett. ap. Misericordia et misera alla conclusione del Giubileo straordinario della Misericordia (20 novembre 2016), 16.
[2] Hom. II super «Missus est», 17: PL 183, 70.
[3] Bolla Misericordiae vultus (11 aprile 2015), 3.
[4] Ibid., 5.
[5] Lett. ap. Misericordia et misera a conclusione del Giubileo straordinario della Misericordia (20 novembre 2016), 16.
[6] Ibid., 20.

 

 
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