Per molto tempo, nella Chiesa si è insistito sulla parola "mistero" per definire la vita di Dio: questa parola, che certamente ha un suo valore, troppo spesso ha voluto significare che di Dio non possiamo dire nulla e sappiamo ben poco. Certamente, la non frequentazione delle Scritture ha portato a questa deriva, alla presentazione del volto di Dio più a partire dagli attributi della filosofia e teologia (Dio è l’onnipotente, l’essere perfetto, conosce tutto).
 
La Scrittura, recuperata in questi decenni per raccontare quello che Dio ha detto di sé ci presenta come Dio ha manifestato la Sua onnipotenza, soprattutto nelle rivelazione di Gesù, in particolare nella sua Pasqua: la croce è certamente un modo inaspettato di rivelare l’onnipotenza!

Allora Dio, in Gesù in particolar modo, si lascia incontrare dall’uomo, facendolo crescere nella definizione di Sé, fino alla pienezza della Rivelazione che supera di gran lunga ogni immaginazione dell’uomo: nessuno oserebbe chiedere a Dio di rivelarsi nella morte di croce, temendone le conseguenze divine! E allora è solo Sua l’iniziativa di mostrare fino a che punto è disposto a rivelare il suo Amore incondizionato.
 
La Croce, pienezza della rivelazione, nei Vangeli è preparata da una serie di esperienze di incontro con il volto di Dio che aiutano a comprendere il senso della croce stessa. Cerchiamo di sottolineare in questo articolo con che stile avviene una tale rivelazione. Prendiamo brevemente ad esempio tre scene del vangelo.

La prima è ancora la scena della nascita, che riprenderemo anche dopo in una applicazione per i bambini. In questa scena incontriamo la fragilità, la povertà, la totale dipendenza del bambino rispetto agli adulti che abitano la scena: è sempre sconvolgente il contrasto del canto degli angeli rispetto al segna che troveranno nella grotta, il bambino nella mangiatoia. Eppure Dio lo puoi incontrare anche lì, nel luogo meno adatto per una nascita, per una persona fragile come un bambino, e lo possono incontrare tutti, senza differenze di ceto sociale (infatti nel vangelo compaiono pastori e sapienti).

La seconda scena sconvolgente è il battesimo di Gesù: qui è il Battista che ci rappresenta bene, nel nostro voler impedire il gesto di Gesù che si mette in fila tra i peccatori. Noi non ci saremmo mai immaginati una rivelazione così; al limite, nella stessa scena avremmo accettato Gesù che si mette a battezzare, prendendo il posto di Giovanni. Lo stile della comunicazione di Gesù è quello della estrema condivisione della nostra umanità, disposto ad essere scambiato per un peccatore pur di non schiacciare la libertà dell’uomo, convincendolo della sua divinità attraverso la condivisione dell’umanità.

La terza scena è la conclusione della prima giornata pubblica di Gesù raccontata da Marco: 1,32 Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33 Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34 Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.

Gesù si lascia incontrare ma non permette che la sua identità sia rivelata dai demoni: troppo facile immaginare la reazione della gente, una grande paura di Dio, soprattutto perchè annunciato dalla voce dei demoni. Gesù sceglie di farsi conoscere, ma secondo quella che è la sua missione e il desiderio di Dio di rivelare una identità sorprendente.

Veniamo alla traduzione attraverso i cinque sensi che possiamo fare con i bambini dello stile di comunicazione di Dio in Gesù. Un primo lavoro lo si potrebbe fare con il presepe: si potrebbe lasciare un segno del Natale nella nostra casa per un periodo lungo, magari solo la capanna, e fare una preghiera alla sera in cui ci si rivolge a Gesù che ha una settimana, un mese, due mesi di vita. Nasce spontaneo chiedersi cosa fa un bambino di quell’età e, allora, si possono affiancare alla grotta delle foto che ritraggono i bambini alla stessa età (immaginata di volta in volta) di Gesù.
 
Certamente nascerà la curiosità di vedere come giocava Gesù, quando avrà imparato a camminare, quando avrà messo i primi dentini… è un esercizio di memoria rispetto alla propria vita che ci fa essere in tutto simili a Gesù e questo fa nascere, fin dall’inizio della vita dei nostri piccoli, il desiderio di seguire la vita di Gesù, diversa da quella di un personaggio inventato o di un supereroe.

Ci possiamo così introdurre, ed è un secondo esercizio, per certi versi conseguente al primo, a vedere alcune scene della vita famigliare di Gesù. Una scena che possiamo fare anche noi è quella che ritrae Gesù con Maria in una situazione quotidiana che vede la mamma preparare il pane. Possiamo anche noi presentare i vari ingredienti che servono per fare un buon pane, elementi semplici che possiamo facilmente recuperare.
 
Possiamo immaginare la curiosità di Gesù che vede tutti i giorni la mamma che compie questo gesto semplice e che un giorno le chiede se può aiutarla. Allora Maria, da brava mamma preoccupata della crescita del figlio, non solo fa vedere come si fa il pane, ma racconta da dove arriva ogni ingrediente. Un modo bello, casalingo, semplice per introdurre Gesù nel racconto della creazione, vedendola, toccandola, gustandola, assaporandola, sentendone i profumi. A voi la prova!
 
 
Ottavio Pirovano
Cooperativa Aquila e Priscilla
 
 
 

 

 
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