Il 24 dicembre scorso, la vigilia di Natale, il governo della Cambogia ha restituito alla Chiesa cattolica l’antica chiesa situata in cima al Monte Bokor. Costruita nel 1930, era stata abbandonata dal 1975 a causa della rivoluzione dei Khmer Rossi, ed è uno tra i pochissimi edifici della Chiesa sopravvissuti agli anni del terrore e della guerra. Ora la chiesetta potrebbe diventare un luogo per ritiri spirituali e meta di pellegrinaggi.
 
A portare avanti la richiesta per la restituzione della chiesa è stato il vescovo Olivier Schmitthaeusler, francese della Società per le missioni estere di Parigi (Mep), da dieci anni in Cambogia e responsabile dal 2012 del “Settore Pastorale di Kampot-Kep”, le due provincie meridionali della Cambogia.
 
«Anni fa, forse nel 2003-2004 tutta la montagna Bokor è stata data in affitto a una corporation che la sta sviluppando per il turismo», spiega Schmitthaeusler. «Per questo motivo è stato difficile capire di chi fossero le responsabilità: la provincia di Kampot? La corporation che ha affittato? Il governo? Abbiamo fatto diversi tentativi e infine è stato il Ministero dell’ambiente (in quanto il Bokor è parco nazionale) a consegnarci la chiesa».
 
Il ministro dell’ambiente cambogiano è Say Somal. «Il 24 dicembre siamo saliti di nuovo sulla montagna con le guardie forestali e abbiamo segnato i limiti del terreno che ci apparterrà», racconta il vescovo. «Speriamo di poter riparare la chiesa per renderla agibile e accogliente. Se ci verrà dato tutto il terreno che abbiamo chiesto, la chiesa diventerà un luogo di pellegrinaggio e per ritiri spirituali. A Dio piacendo».
 
«Serviranno soldi ma soprattutto molte energie», continua il vescovo. «Durante il periodo dei Khmer Rossi la Chiesa ha perso tutto ciò che aveva. La maggior parte delle chiese sono state demolite. Alcuni edifici vennero ricomprati pagandoli al governo negli anni ’90, perché la Chiesa potesse riprendere vita. Il resto fu incamerato dal governo. La chiesa al monte Bokor è il primo edificio che ci viene restituito gratuitamente. È segno anche di un Paese che, nonostante tutto, cresce e si sviluppa. Come cattolici siamo intorno allo 0,01-0,02% della popolazione. In Kampot-Kep siamo circa 300 su 700 mila».
 
 
Emanuela Citterio
 
(articolo tratto da www.mondoemissione.it)
  

 
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