Discorso di Papa Francesco all'incontro con i sacerdoti, religiosi e religiose, consacrati, seminaristi e novizie nella Chiesa del Santo Rosario a Dhaka, capitale bengalese, durante il viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh (sabato 2 dicembre 2017): 
 
 
Cari fratelli e sorelle,
 
sono molto contento di essere con voi. Ringrazio l’Arcivescovo Moses [Costa] per il caloroso saluto a nome vostro. Sono grato specialmente a quanti hanno offerto le loro testimonianze e condiviso con noi il loro amore per Dio. Esprimo anche la mia gratitudine a Padre Mintu [Palma] per aver composto la preghiera che tra poco reciteremo alla Madonna.
 
In quanto successore di Pietro è mio dovere confermarvi nella fede. Ma vorrei che sappiate che oggi, attraverso le vostre parole e la vostra presenza, anche voi confermate me nella fede e mi date una grande gioia. La Comunità cattolica in Bangladesh è piccola. Ma siete come il granello di senape che Dio porta a maturazione a suo tempo. Mi rallegro di vedere come questo granello stia crescendo e di essere testimone diretto della fede profonda che Dio vi ha dato (cfr Mt 13,31-32).
 
Penso ai missionari devoti e fedeli che hanno piantato e curato questo granello di fede per quasi cinque secoli. Tra poco visiterò il cimitero e pregherò per questi uomini e donne che con tanta generosità hanno servito questa Chiesa locale. Volgendo lo sguardo a voi, vedo missionari che proseguono questa santa opera. Vedo anche molte vocazioni nate in questa terra: sono un segno delle grazie con cui il Signore la sta benedicendo. Sono particolarmente lieto della presenza tra noi delle suore di clausura, e delle loro preghiere.
 
È bello che il nostro incontro abbia luogo in quest’antica Chiesa del Santo Rosario. Il Rosario è una magnifica meditazione sui misteri della fede che sono la linfa vitale della Chiesa, una preghiera che forgia la vita spirituale e il servizio apostolico. Che siamo sacerdoti, religiosi, consacrati, seminaristi o novizi, la preghiera del Rosario ci stimola a dare le nostre vite completamente a Cristo, in unione con Maria. Ci invita a partecipare alla sollecitudine di Maria nei riguardi di Dio al momento dell’Annunciazione, alla compassione di Cristo per tutta l’umanità quando è appeso alla croce e alla gioia della Chiesa quando riceve il dono dello Spirito Santo dal Signore risorto.
 
La sollecitudine di Maria. C’è stata, in tutta la storia, una persona sollecita quanto Maria al momento dell’annunciazione? Dio la preparò per quel momento ed ella rispose con amore e fiducia. Così pure il Signore ha preparato ciascuno di noi e ci ha chiamati per nome. Rispondere a tale chiamata è un processo che dura tutta la vita. Ogni giorno siamo chiamati a imparare ad essere più solleciti nei riguardi del Signore nella preghiera, meditando le sue parole e cercando di discernere la sua volontà.
 
So che il lavoro pastorale e l’apostolato richiedono da voi molto, e che le vostre giornate sono spesso lunghe e vi lasciano stanchi. Ma non possiamo portare il nome di Cristo o partecipare alla sua missione senza essere anzitutto uomini e donne radicati nell’amore, accesi dall’amore, attraverso l’incontro personale con Gesù nell’Eucaristia e nelle parole della Sacra Scrittura. Padre Abel, tu ci hai ricordato questo quando hai parlato dell’importanza di coltivare un’intima relazione con Gesù, perché lì sperimentiamo la sua misericordia e attingiamo una rinnovata energia per servire gli altri.
 
La sollecitudine per il Signore ci permette di vedere il mondo attraverso i suoi occhi e di diventare così più sensibili alle necessità di quanti serviamo. Cominciamo a comprendere le loro speranze e gioie, le paure e i pesi, vediamo più chiaramente i molti talenti, carismi e doni che essi apportano per edificare la Chiesa nella fede e nella santità.
 
Fratel Lawrence, quando parlavi del tuo eremo, ci hai aiutati a comprendere l’importanza di prenderci cura delle persone per saziare la loro sete spirituale. Che tutti voi possiate, nella grande varietà del vostro apostolato, essere una fonte di ristoro spirituale e di ispirazione per coloro che servite, rendendoli capaci di condividere i loro doni sempre più pienamente tra di loro, facendo progredire la missione della Chiesa.
 
La compassione di Cristo. Il Rosario ci introduce nella meditazione della passione e morte di Gesù. Entrando più in profondità in questi misteri del dolore, giungiamo a conoscere la loro forza salvifica e siamo confermati nella chiamata a esserne partecipi con la nostra vita, con la compassione e il dono di sé. Il sacerdozio e la vita religiosa non sono carriere. Non sono veicoli per avanzare. Sono un servizio, una partecipazione all’amore di Cristo che si sacrifica per il suo gregge.
 
Conformandoci quotidianamente a Colui che amiamo, giungiamo ad apprezzare il fatto che le nostre vite non ci appartengono. Non siamo più noi che viviamo, ma Cristo vive in noi (cfr Gal 2,20). Incarniamo questa compassione quando accompagniamo le persone, specialmente nei loro momenti di sofferenza e di prova, aiutandole a trovare Gesù. Padre Franco, grazie per aver messo questo aspetto in primo piano: ciascuno di noi è chiamato a essere un missionario, portando l’amore misericordioso di Cristo a tutti, specialmente a quanti si trovano alle periferie delle nostre società.
 
Sono particolarmente grato perché in tanti modi molti di voi sono impegnati nei campi dell’impegno sociale, della sanità e dell’educazione, servendo alle necessità delle vostre comunità locali e dei tanti migranti e rifugiati che arrivano nel Paese. Il vostro servizio alla più ampia comunità umana, in particolare a coloro che si trovano maggiormente nel bisogno, è prezioso per edificare una cultura dell’incontro e della solidarietà.
 
La gioia della Chiesa. Infine, il Rosario ci riempie di gioia per il trionfo di Cristo sulla morte, la sua ascensione alla destra del Padre e l’effusione dello Spirito Santo sul mondo. Tutto il nostro ministero è volto a proclamare la gioia del Vangelo. Nella vita e nell’apostolato, siamo tutti ben consapevoli dei problemi del mondo e delle sofferenze dell’umanità, ma non perdiamo mai la fiducia nel fatto che la forza dell’amore di Cristo prevale sul male e sul Principe della menzogna, che cerca di trarci in inganno.
 
Non lasciatevi mai scoraggiare dalle vostre mancanze o dalle sfide del ministero. Se rimanete solleciti verso il Signore nella preghiera e perseverate nell’offrire la compassione di Cristo ai vostri fratelli e sorelle, allora il Signore riempirà certamente i vostri cuori della confortante gioia del suo Santo Spirito. Suor Mary Chandra, tu hai condiviso con noi la gioia che sgorga dalla tua vocazione religiosa e dal carisma della tua Congregazione.
 
Marcelius, anche tu ci hai parlato dell’amore che tu e i tuoi compagni di seminario avete per la vocazione al sacerdozio. Entrambi ci avete ricordato che siamo chiamati tutti e quotidianamente a rinnovare e approfondire la nostra gioia nel Signore sforzandoci di imitarlo sempre più pienamente. All’inizio, questo può sembrare difficile, ma riempie i nostri cuori di gioia spirituale. Perché ogni giorno diventa un’opportunità per ricominciare, per rispondere di nuovo al Signore. Non scoraggiatevi mai, perché la pazienza del Signore è per la nostra salvezza (cfr 2 Pt 3,15). Rallegratevi nel Signore sempre!
 
Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per la vostra fedeltà nel servire Cristo e la sua Chiesa attraverso il dono della vostra vita. Assicuro a tutti voi la mia preghiera e ve la chiedo per me. Rivolgiamoci ora alla Madonna, Regina del Santo Rosario, chiedendole che ottenga a tutti noi la grazia di crescere in santità e di essere testimoni sempre più gioiosi della forza del Vangelo, per portare guarigione, riconciliazione e pace al nostro mondo.
 
 
 
 

 

 
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