In Siria, per la seconda volta nella storia dello Stato moderno, un cristiano è a capo del Parlamento. Il 28 settembre scorso i deputati dell’Assemblea del popolo hanno eletto Hammoudé Youssef Sabbagh, cristiano di rito siriaco, come presidente dell’assemblea monocamerale che ha sede a Damasco. In questo Paese a maggioranza musulmana, ma nel quale l’Islam non è considerato religione di Stato, non accadeva da settant’anni. Fares el-Khoury, cristiano protestante, fu alla testa del Parlamento in tre periodi: le prime due volte – tra il 1936 e il ’39 e tra il 1943 e il ‘44 – quando la Siria era sotto il Mandato francese (1920-1946); ricoprì nuovamente la carica tra il 1947 e il 1949, quando la Siria era ormai indipendente.
 
Il neoeletto Hammoudé Youssef Sabbagh ha 58 anni ed è originario di Hassaké (provincia del nord-est del Paese). Laureato in giurisprudenza, è diventato deputato per la prima volta nel 2012. Come la maggior parte dei parlamentari siriani è membro del partito Baath, che conquistò il potere mezzo secolo fa con Hafez al-Assad, padre dell’attuale presidente Bashar al-Assad. Il Parlamento siriano è composto da 250 seggi e ogni legislatura dura, di regola, 4 anni.
 
Il sistema politico siriano è assimilabile a quello a partito unico: 167 seggi sono garantiti ai membri del Fronte nazionale progressista il cui perno è il partito Baath. Esistono anche partiti minori, ma tutti aderiscono al Fronte in posizione subordinata rispetto al Baath. Essendo il candidato di quest’ultimo, Sabbagh è risultato eletto presidenza dell’assemblea parlamentare con una maggioranza consistente di 193 voti, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana. Si badi che è la prima volta che un cristiano riveste questo incarico dal 1963, anno in cui il partito Baath si assicurò la guida il controllo della Siria con un colpo di Stato.
 
Il nuovo presidente succede a Hadiya Khalaf Abbas, prima donna a ricoprire la carica dal 1919, anno della creazione della moderna assemblea parlamentare. Eletta il 6 giugno 2016 è stata costretta a dimettersi il 20 luglio scorso. La società siriana è un mosaico di musulmani sunniti, sciiti e alauiti, di drusi e di cristiani. Questi ultimi sono suddivisi in 11 comunità di diversi riti ed appartenenze ecclesiali. In tempo di pace rappresentavano circa l’8 per cento della popolazione (costituita da oltre 22 milioni di abitanti).
 
Dell’oltre un milione e mezzo di fedeli, secondo il vescovo caldeo di Aleppo, mons. Antoine Audo (citato dall’Agenzia France Presse) almeno la metà se ne è andata dal 2011 anno che segna l’inizio del conflitto ancora in corso sul territorio siriano. Solo nella città di Aleppo i cristiani rimasti sono 30 mila, rispetto ai 160 mila che vi abitavano. Pur non prendendo parte attiva agli scontri in atto, i cristiani stanno in maggioranza con il governo, anche per timore degli islamisti radicali che li prendono di mira.
 
 
Christophe Lafontaine
 
(tratto da consolata.org)
  

 
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