Cos'è il diaconato?
 
Il diaconato permanente è stato ripristinato nel 1964 per volontà del Concilio Vaticano II. [...] Nei primi secoli della storia della Chiesa i diaconi erano una presenza significativa e fondamentale. Poi, per una serie di ragioni, il diaconato è scomparso, ma non proprio del tutto. Infatti la Chiesa ha continuato a ordinare diaconi ma erano sempre e solo uomini che poi sarebbero diventati preti ed avrebbero esercitato il ministero di diaconi solo per un breve periodo e soprattutto in ambito liturgico.

Il Concilio Vaticano II, mosso prevalentemente - ma non solo - da preoccupazioni pastorali, ha chiesto che fosse ripristinato l’esercizio permanente del diaconato come grado del ministero ordinato destinato “al servizio” che si esercita nei tre ambiti della Liturgia, della Parola e della Carità. I padri del Concilio non disponevano di riflessioni e riferimenti teologici molto elaborati sul diaconato. Qualcuno ha scritto che hanno fatto ricorso ad una “teologia di fortuna”.
 
Ma è stato provvidenziale che l’abbiano fatto, perché hanno innescato un cammino e una riflessione che continua ad arricchire la Chiesa spingendola a riscoprire quella pluralità e diversità di ministeri che si era persa e a superare quella mentalità, che ha il sapore di un “monopolio”, per la quale l’unico vero e indispensabile ministero è quello dei preti.
 

Chi sono i diaconi?
 
Sono uomini sposati o celibi ai quali la Chiesa riconosce la vocazione al servizio negli ambiti dell’annuncio del Vangelo, della celebrazione liturgica e della carità. Cosa concretamente questo significhi e comporti richiederebbe approfondimenti che non possono trovare spazio in un semplice articolo. Preciso solo che il diacono non è - come a volte si sente dire - un “mezzo-prete” o un “quasi-prete” o un “sotto-prete” che garantisce un minimo di presenza pastorale e di vita sacramentale laddove scarseggiano i preti.
 
E non è neppure un “superlaico”, un laico più bravo e impegnato degli altri che riceve un riconoscimento del servizio che svolge con una ordinazione. Il diacono non sostituisce e non entra in competizione né con i preti, né con i laici. È una presenza nuova, è un ministero specifico, ancora non sufficientemente conosciuto e apprezzato. Il diacono non è neppure un pensionato-giovane, buono, stimato, esemplare, con capacità e tempo per il servizio in parrocchia, al quale si propone di diventare diacono perché possa dare una mano al parroco che da solo non ce la fa più.
 
 È invece un ministro ordinato, un collaboratore del vescovo, insieme al prete. Preti e diaconi sono come le due mani del vescovo, entrambe necessarie. Ovviamente le due mani devono indiscutibilmente collaborare tra loro.
 
 
Cosa fanno i diaconi?
 
I compiti e servizi che il diacono può assumere non sono definiti con minuziosa precisione una volta per tutte. Forse non lo potranno mai essere... Sono molte in realtà le “cose” che un diacono può fare, senza supplire o prendere il posto di nessuno. Dipende dalle necessità concrete delle comunità, dalle attitudini, capacità, competenza e preparazione dei diaconi stessi.
 
Spetta al Vescovo alla fine decidere quale servizio concreto chiedere ad ogni singolo diacono. Solo per fare qualche esempio: un diacono può prestare il suo servizio nelle caritas parrocchiali; visitare e portare la comunione nelle case e ospedali a malati e anziani; visitare e benedire le famiglie; accompagnare gruppi-famiglia; preparare genitori e padrini che chiedono il battesimo dei figli; guidare incontri di preparazione al matrimonio; presiedere veglie di preghiera per i defunti e altri momenti di preghiera; proclamare il Vangelo nella messa e tenere l’omelia; amministrare il battesimo.
 
Su delega del vescovo il diacono può anche guidare una comunità parrocchiale e assistere alle celebrazione del sacramento del matrimonio... E può anche assumere incarichi in commissioni e uffici pastorali o amministrativi sia parrocchiali sia diocesani. Questo e molto altro! Importanti comunque non sono le cose da fare, ma - come papa Francesco ha detto a Milano il 25 marzo scorso, rispondendo alla domanda di un diacono - importante per i diaconi è essere “i custodi del servizio nella chiesa: il servizio alla Parola, il servizio all’Altare, il servizio ai Poveri”.
 
«E la vostra missione, la missione del diacono, e il suo contributo - ha continuato il Papa - consistono in questo: nel ricordare a tutti noi che la fede, nelle sue diverse espressioni (la liturgia comunitaria, la preghiera personale, le diverse forme di carità) e nei suoi vari stati di vita (laicale, clericale, familiare) possiede un’essenziale dimensione di servizio. Il servizio a Dio e ai fratelli. E quanta strada c’è da fare in questo senso! Voi siete i custodi del servizio nella Chiesa».

 
don Bruno Daniel
 
(articolo tratto da L'Azione, settimanale della diocesi di Vittorio Veneto)

 

 
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