Il Progetto Oratori della Diocesi di Parma, gestito dalla cooperativa sociale Eidè, fin dalle sue origini nel 1999 si è posto la domanda se un animatore professionale stipendiato avrebbe favorito la partecipazione dei volontari o l’avrebbe ostacolata, creando una sorta di delega nelle comunità parrocchiali. A distanza di diciotto anni, possiamo affermare che il volontariato è favorito e promosso dalla presenza di un animatore professionale, che ha in modo specifico tra i suoi compiti quello di organizzare e promuovere le risorse volontarie di una comunità.

In questi diciotto anni infatti abbiamo raccolto i dati della partecipazione del volontariato nelle diverse comunità parrocchiali che aderiscono al Progetto Oratori, suddivise per fasce d’età e per periodo dell’anno (abbiamo rilevato a parte i dati del volontariato nel periodo dei Grest perché particolarmente significativi).
 
 
Sono dati quantitativi molto significativi che dimostrano come l’oratorio abbia ancora la capacità di attivare e coordinare tantissime risorse volontarie – come dimostrano i numeri –, poiché è ancora vissuto nel quartiere come  uno spazio in cui  sperimentare senso di appartenenza e solidarietà, gratuità e dono, contribuendo a costruire quel capitale di fiducia negli altri di cui una società non può fare a meno e indispensabile per superare la  crisi non solo economica, ma anche culturale e istituzionale che stiamo attraversando e soffrendo.

Non solo: un progetto diocesano, capace di coordinare diversi educatori professionali, promuove una effettiva collaborazione con le diverse risorse della città, contribuendo a fondare una nuova stagione di welfare costruito con e per la città, partendo dall’assunto che i problemi sociali di una comunità non sono relegabili ai servizi comunali o al volontariato, ma sono un problema di tutta la comunità, ed all’interno di essa vanno affrontati e per quanto possibile risolti, facendo leva sulle energie e l’impegno di tutti.

Il Progetto Oratori, grazie alla presenza stabile e preparata dei suoi educatori, rappresenta un’architettura comunitaria costruita insieme tra istituzioni, cooperativa e Fondazione bancaria, e soprattutto con i cittadini e le famiglie, attivate grazie al senso di appartenenza ad una comunità e ad un senso di solidarietà coltivato quotidianamente. Un’architettura fondata sul senso di appartenenza e di solidarietà, sullo scambio ed il dono, ma anche sul rigore ed il rispetto delle regole nell’uso delle risorse finanziarie pubbliche e private e nell’uso dei beni comuni.

 
Angela Malandri
cooperativa Eidé
 

 
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