Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi». (Matteo 10, 16-20)

È Lui ad inviarli. Andare in Suo nome comporta l’essere fedeli allo stile che Lui stabilisce. Quello stile, infatti, è parte integrante dell’annuncio. Non saranno, infatti, solo le parole e le opere di guarigione a predicare la prossimità del Regno (Mt 10, 7-8), sarà anche la modalità del loro presentarsi, del gestire le relazioni e dell’affrontare tanto l’accoglienza quanto il rifiuto da parte della gente. Tutto ciò non può dunque essere vissuto nel segno dell’improvvisazione e Gesù non lascia nulla al caso.
 
Nell’indicare, poi, come affrontare coloro che si comporteranno come lupi è di una chiarezza che non lascia spazio ai fraintendimenti. Davanti ai lupi si sta come pecore: senza alcuna aggressività o istinto predatorio. Chi affronterà i lupi con le loro stesse armi – di violenza, di morte, di rapina – si porrà da sé fuori dallo spirito evangelico. Si dovrà usare invece l’intelligenza, facendo appello alla propria facoltà di pensiero, di giudizio e di comprensione profonda – emotiva e razionale – delle cose (questo il senso nell’originale di “prudente”) per definire la propria condotta in continuità con quella di Gesù.
 
E si dovrà aver cura di non scendere a compromessi mescolando i criteri evangelici con altri, restando “puri”, cioè unici e non doppi o ambigui, tanto nelle intenzioni quanto nelle azioni (così il significato proprio di “semplici”). La missione dei discepoli è, per definizione di Gesù stesso, un’azione di guarigione. Da essa nessuno è escluso, nemmeno i lupi. Anch’essi devono essere oggetto della cura e dell’attenzione dei discepoli.
 
Non c’è terapia al Male se non il Bene più limpido. Intelligenza e purezza non preserveranno sempre il discepolo dagli artigli del lupo. Ma lo aiuteranno a restare, comunque, un “principio di Bene” e di salvezza perfino per il suo aggressore.
 
Risuonano con sempre più frequenza linguaggi da battaglia anche sulle bocche di tanti credenti. Toni aggressivi, linguaggi violenti, espressioni di irrisione, parole di discriminazione, atteggiamenti di superiorità, discorsi minacciosi. Va ribadito sempre e senza possibilità di mediazione che tutto ciò non trova posto in alcun modo nel Vangelo. Ricominciare da Dio passa dal riappropriarsi del Suo stile. Intelligenza e purezza.

 
don Cristiano Mauri
 
(articolo tratto da www.labottegadelvasaio.net)

 

 
Salva Segnala Stampa Esci Home