Annibale Carracci,
Signore, dove vai?
1601-02
 
 
 
 
 
Ci risiamo. Dopo essere stato preso (in acqua) e ripreso («uomo di poca fede»), Pietro ha un momento di gloria nel momento in cui Gesù lo elogia (dandogli del «beato», oltre a un nome più vero e alle chiavi). Per ripiombare nell’ombra, quando il Signore lo bacchetta (dandogli del «satana») perché pensa «secondo gli uomini». Il suo è un ondeggiare tra tonfi e ascese, tipico dell’uomo che cade in tentazione e poi si rialza…
 
Pur non raccontando l’episodio riportato da Matteo, il quadro del Carracci affronta lo stesso tema: la tentazione di scansare la croce. In altre parole, la tentazione del potere senza il servizio. Riproduce infatti l’incontro tra Gesù e Pietro, che secondo il libro apocrifo degli Atti di Pietro sarebbe avvenuto a Roma: in tale occasione l’apostolo in fuga avrebbe visto il Signore e, dopo avergli domandato «Dove vai?», si sarebbe sentito rispondere «Vado a Roma, per essere crocifisso una seconda volta».
 
Al che Pietro capisce e torna indietro (della storia fanno memoria la chiesetta del Quo vadis, alla confluenza tra le vie Ardeatina e Appia, nonché lo scrittore Henryk Sienkiewicz e il regista Mervyn Le Roy). Una tentazione ulteriore – da cui guardarci – è di ritenerci migliori di Pietro. Per denigrarlo, riusciremmo persino a dire che aveva la fronte bassa. Oltre a rammentare che – dei dodici – era il più impulsivo e il più timoroso, il più lento a correre e a capire… Pare insita nel destino dei pontefici l’impossibilità di tenere le grandezze separate dalle piccinerie. E anche oggi le mormorazioni nei loro confronti superano quelle di qualunque altro leader.
 
A cominciare dalla domanda insinuante (davvero satanica) che, di tanto in tanto, qualcuno fa serpeggiare: «Ma a te… questo papa piace?». Se, come si vede più volte nei Vangeli, Pietro è ciascuno di noi quando tira fuori il peggio di sé, è però colui che – con la domanda «Quo vadis, Domine?» – da Gesù si lascia continuamente provocare e correggere. Dimostrando, con la morte in croce, d’averne recepito la promessa: «Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà».

 
Gian Carlo Olcuire
 
(articolo tratto da www.vinonuovo.it) 
 
 
 
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