[...] Il capo dell’area tradizionale di Mwankhunikira del distretto di Rumphi, nel nord del Malawi, ha chiesto al governo di Lilongwe di vietare il consumo di birra e sostanze alcoliche durante le ore mattutine perché questa pratica sta avendo delle ripercussioni negative a livello sociale ed economico. L’uomo ha lanciato questo appello alle istituzioni malawiane sostenendo che il paese dovrebbe prendere esempio dalla vicina Tanzania, dove bere durante il giorno è proibito già da qualche tempo.
 
Il capo tradizionale non ha usato mezzi termini: “La cultura del bere durante le ore diurne sta uccidendo la nostra nazione. Chi beve non lavora e non provvede ai bisogni della sua famiglia, sperperando i pochi soldi che possiede”.
 
Il rappresentante di Mwankhunikira ha poi proseguito dicendo che l’uso smodato di bevande alcoliche, oltre a incrementare le situazioni di povertà nelle comunità, è causa di un numero sempre maggiore di gravi incidenti stradali e di atti criminali. Non a caso è stato proprio l’allarmato vicecapo della polizia di Rumphi, Denis Banda, a consigliargli di rivolgersi al parlamento di Lilongwe per chiedere norme più severe.
 
Quello del distretto di Rumphi in Malawi non è che l’ultimo esempio di un problema sociale che da tempo investe gran parte del continente. In Africa l’alcool non è stato importato dal colonialismo, ma è prodotto da sempre: da palme, miele, cereali, frutta o canna da zucchero, si ottengono distillati molto diffusi a livello locale in gran parte del continente.
 
La novità è l’uso sconsiderato che ne viene fatto, arrivando ad essere la quinta causa di morte. In assenza di leggi che regolamentino le attività dei piccoli produttori, l’alcol fasullo e mal distillato ha successo perché è a buon mercato e ogni anno miete numerose vittime. Lo scorso 15 novembre in Camerun ad esempio, 21 persone sono morte dopo aver bevuto una bevanda artigianale chiamata “odontol”, a base di vino di palma e succo di corteccia.
 
Ciò che sta avvenendo nel continente non è incoraggiante. L’Africa è oggi un’area commerciale molto attraente per i grandi produttori internazionali di bevande alcoliche, come ha riportato recentemente il sito di informazione Quartz. I giganti dell’industria dell’alcool stanno facendo quello che decine di anni fecero quelli del tabacco per assicurarsi crescita e profitti, dato che i mercati abituali erano ormai saturi: espandersi in territori vergini. Tra di loro troviamo le britanniche SABMiller e Diageo, la belga-americana AB InBev e la francese Pernod Ricard.
 
Per adattarsi al basso potere d’acquisto, inoltre, i produttori hanno sviluppato dei prodotti “low-cost”, per cui una bottiglia di birra può costare anche meno di una di acqua minerale. I big dell’industria alcolica cercano anche di entrare nei mercati africani attraverso strategie di marketing molto aggressive. Alcuni marchi hanno inoltre deciso di portare la produzione direttamente sul posto per diminuire costi e aumentare i profitti. Ultimo esempio quello dell’olandese Heineken che a maggio ha annunciato l’intenzione di aprire un fabbrica in Mozambico.

 
Marco Simoncelli
  
(tratto da www.nigrizia.it)
  

 
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