I cristiani luterani e cattolici, per la prima volta dopo secoli di reciproche condanne, commemoreranno insieme l’inizio della Riforma. Papa Francesco ha cominciato a farlo con il suo viaggio in Svezia, partecipando a una commemorazione "ecumenica" cattolico-luterana per l’avvio delle celebrazioni per il 500° anniversario. Il suo gesto profetico e coraggioso, è stato reso possibile da un lungo cammino di riavvicinamento tra cattolici e luterani.
 
«Cinquant’anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico - si legge nella Dichiarazione congiunta del 31 ottobre 2016 a Lund (Svezia) - ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi. Al tempo stesso, ci siamo riavvicinati gli uni agli altri tramite il comune servizio al prossimo, spesso in situazioni di sofferenza e di persecuzione. Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide».
 
La Commissione luterano-cattolica sull’unità ha lavorato instancabilmente per giungere ad una comprensione comune della commemorazione del 500° anniversario, mettendo al centro della celebrazione Gesù Cristo. È un traguardo notevole se si pensa alle dolorose divisioni da cui è stata segnata la storia della Riforma.
 
Solo intorno a Gesù Cristo, infatti, i credenti delle differenti confessioni cristiane (cattolici, ortodossi, luterani, battisti, metodisti, ecc. …) possono ritrovarsi a celebrare insieme. L’unità - ha ricordato in una recente intervista il Papa - non si fa «perché ci mettiamo d’accordo tra noi. È il camminare dietro Gesù che unisce».
 
Il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2017 nasce proprio nel contesto di questo anniversario della Riforma Luterana. Il testo biblico di riferimento scelto per la preghiera (2ª lettera ai Corinzi 5, 14-20), ricorda che la riconciliazione è un dono che viene da Dio.
 
Di questo le diverse chiese hanno bisogno per poter dare la loro comune testimonianza al mondo affinché possa credere: «Così il mondo crederà che tu mi hai mandato» (Gv 17, 21). Questa testimonianza è necessaria perché l’annuncio del Vangelo sia credibile e l’opera missionaria non sia frenata dallo scandalo delle divisioni, ma è anche un urgente contributo che il mondo di oggi, così assetato di pace, di unità e di fratellanza, si attende. 
 
I tanti passi verso l’unità fatti fin qui, grazie allo Spirito, sono motivo di gioiosa gratitudine e di speranza; sono, al tempo stesso, invito a non stancarci di invocarne il dono da Dio e incoraggiamento ad essere ovunque costruttori di unità e di riconciliazione partendo dal nostro piccolo.
 
 
Anna Maria Menin
 

Il dono dell'unità
 
«L’unità non è il frutto
dei nostri sforzi umani
o il prodotto costruito
da diplomazie ecclesiastiche,
ma è un dono che viene dall’alto.
Noi uomini non siamo in grado
di fare l’unità da soli,
né possiamo deciderne
le forme e i tempi.
Nostro compito è quello
di accogliere questo dono
e di renderlo visibile a tutti.
L’unità, prima che traguardo,
è cammino,
con le sue tabelle di marcia
e i suoi ritmi,
i suoi rallentamenti
e le sue accelerazioni,
e anche le sue soste».
 
Papa Francesco ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, 10/11/2016
 
 
 
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